Donne vittime dei compagni orchi, ma in 600 hanno chiesto aiuto

Donne vittime dei compagni orchi, ma in 600 hanno chiesto aiuto
Donne vittime dei compagni orchi, ma in 600 hanno chiesto aiuto
di Maria Teresa Bianciardi
3 Minuti di Lettura
Venerdì 11 Novembre 2022, 04:40 - Ultimo aggiornamento: 14 Novembre, 16:45

ANCONA - Esattamente un mese fa Ilaria Maiorano, mamma di due bambine piccole, è stata ritrovata senza vita nell’abitazione di famiglia a Osimo. In carcere, accusato di omicidio volontario aggravato, il marito Tarik El Gheddassi: secondo l’accusa l’avrebbe massacrata di botte, fino a ucciderla. Ilaria aveva 41 anni, era nata e cresciuta nella cittadina marchigiana e non si era mai rivolta a un centro specializzato per il sostegno delle donne vittime di violenza. 

La punta dell’iceberg

Il suo disagio lo teneva stretto a sè, per proteggere le figlie e chiudere il disagio fra le mura di casa. Ilaria e le altre: tante, tantissime donne che decidono di non denunciare. E poi c’è la punta dell’iceberg, che ogni anno emerge sempre più dall’oceano del silenzio e della paura. Nel Rapporto sulla violenza di genere della Regione Marche, lo scorso anno sono sono stati registrati oltre 600 contatti nel Centri antiviolenza del territorio: per la precisione e 663 utenti, 180 in più rispetto al dato relativo al 2020 (483).

Richieste in crescita

Nell’anno precedente, 2019, i casi erano stati 471. «Questo netto aumento - si legge nel dossier - potrebbe essere riconducibile a due eventi interconnessi: il passaggio da un periodo di forti restrizioni alla mobilità dovute dalla pandemia da Covid-19 ad un progressivo allentamento fino alla rimozione delle restrizioni stesse e la maggiore capillarità che hanno raggiunto nel tempo i Cav con l’apertura di nuovi sportelli associata alla maggiore diffusione delle loro campagne di promozione». Un aumento che potrebbe anche essere stato determinato da una maggiore consapevolezza e determinazione. Tra le donne che hanno chiesto aiuto 489 sono di nazionalità italiana ( 139 della provincia di Macerata, 135 di Pesaro Urbino, 120 di Ancona, 55 di Ascoli e 40 di Fermo) , hanno una fascia di età che oscilla dai 40 ai 49 anni, sono sposate, vivono con i mariti o compagni e hanno figli minorenni. 

Dove accade

Significa che la violenza contro le donne, nelle Marche, prende forma e sostanza tra le mura domestiche: maltrattamenti che si insinuano nella coppia e a cui spesso assistono anche i figli. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, il maggior numero di contatti è avvenuto presso il Centro anti violenza di Macerata (225), mentre il numero minore di contatti o accessi ha riguardato il Centro di Fermo. «Il supporto e consulenza psicologica viene richiesto di più, rispetto a quello legale, nei Centri delle province di Pesaro Urbino (50) e Macerata (111), mentre prevale il bisogno di supporto legale nelle province di Ancona (86) e Ascoli Piceno (34). Il Cav di Fermo invece ha ricevuto un numero sostanzialmente uguale di richieste per entrambi i servizi (rispettivamente 16 consulenza psicologica e 18 consulenza legale).

In ospedale

Il rapporto della Regione evidenzia anche i casi di donne finite al pronto soccorso: 195 adulte e 10 minori. Il maggior numero di accessi si registra nell’area vasta di Ancona e all’Azienda ospedaliera Marche nord. Le diagnosi? Quella maggiormente attribuita è “maltrattamento di adulto non specificato” insieme a “sindrome dell’adulto maltrattato”: un dato costante negli anni. A seguire le diagnosi più frequenti sono state: “Anamnesi personale da trauma psichico da violenza fisica” e “Abuso sessuale di adulto”, quindi “Anamnesi personale di trauma psichico da violenza fisica”. «La prevalenza della voce “maltrattamento da adulto non specificato” tra le diagnosi conferma la difficoltà di chi si reca al Pronto Soccorso di dichiarare l’autore della violenza a causa, probabilmente, del legame che le vittime hanno con l’autore della violenza». Ilaria e le altre. 

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