La promozione del nostro vino: pronti 3 milioni. Su Usa e Canada sarà impiegato metà del budget Ocm. Ecco dove si investirà

Giovedì 3 Dicembre 2020 di Andrea Fraboni
La promozione del nostro vino: pronti 3 milioni. Su Usa e Canada sarà impiegato metà del budget Ocm. Ecco dove si investirà

ANCONA - Nonostante il periodo non sia dei migliori (leggi virus) il vino delle Marche non si ferma. Anzi, raddoppia gli sforzi. Nelle cantine e per far crescere la sua immagine (e il peso) soprattutto all’estero. Oltre 3 milioni di euro di investimenti e una campagna di promozione globale a forte impatto digital.

 

È la ricetta 2020-2021 dell’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), che mette in campo un piano di rilancio basato su Ocm vino (più di 1,6 milioni di euro) e Psr Marche 2014/2020 - Misura 3.2 (quasi 1,5 milioni di euro) attraverso una strategia di promozione multicanale capace di oltrepassare le barriere e portare i vini marchigiani nel mondo. 


Le aziende coinvolte


Oltre 150 le aziende del territorio coinvolte da entrambi i progetti, per un calendario che prevede la partecipazione a fiere ed eventi internazionali come Vinitaly e Prowein, azioni di marketing integrate sul web e sui canali più tradizionali, ma anche l’organizzazione di degustazioni e workshop riservati a operatori ed esperti, sia in modalità virtuale che in presenza. Tra i mercati target, Stati Uniti e Canada (che insieme assorbono quasi la metà del budget), poi Cina, Giappone, Svizzera e Russia, con l’esordio di Regno Unito e Corea del Sud. «Se consideriamo la forte crescita nei ranking della stampa specializzata internazionale  - sostiene Alberto Mazzoni, direttore dell’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt) - i nostri vini di punta hanno ancora ampi margini di espansione sulle piazze estere. Per questo, con il sostegno della Regione, oggi più che mai serve accelerare sull’export nei mercati di sbocco e in particolare nei Paesi terzi dove le potenzialità sono notevoli sulla fascia premium. Per esempio in Cina, con l’alta gamma data in crescita nei prossimi anni, abbiamo aumentato il plafond di quasi il 30% rispetto al budget della scorsa annualità. Un’occasione di rilancio dopo un anno nero – continua Mazzoni - vista anche la morfologia delle aziende, piccole e fortemente orientate alla qualità e che quindi hanno sofferto le chiusure dell’horeca in Italia e all’estero». «Apprezziamo i primi discorsi fatti dal neo assessore Mirco Carloni - conclude Mazzoni - che ci ha confermato al più presto un incontro per discutere della politica dei prossimi anni riguardante le nostre denominazioni. Saremo felici di condividere con lui le strategie da attuare nel settore dell’enogastronomia nei prossimi anni per una crescita delle realtà produttive marchigiane».


Gli scenari


Tra i top buyer per i vini marchigiani ci sono ancora gli Stati Uniti, seguiti da Germania, Svezia, Giappone e Regno Unito. Ambasciatore d’eccellenza, il Verdicchio, nelle Dop Castelli di Jesi e Matelica, con una produzione che nel 2019 ha superato i 20,7 milioni di bottiglie e che si concentra soprattutto nella zona di Ancona. Una provincia in cui, secondo Istat, anche nei primi 6 mesi del 2020 l’export ha continuato ad aumentare e rispetto al pari periodo di 3 anni fa è cresciuto di quasi il 30%.


Lo sguardo oltre


«Granulare. È la parola chiave - sostiene Lorenzo Tersi, esperto di agribusiness e made in Italy - per valorizzare al meglio l’ammontare complessivo messo disposizione dei vini delle Marche. Occorre essere granulari, verticali massimizzare il ritorno di immagine e visibilità nei target dei mercati di riferimento e nelle platee di consumatori. Sia iniziative fisiche sia iniziative digital, perché i produttori hanno voglia di tornare a fare promozione nel mercato regionale, italiano, internazionale. C’è Roma che ha sempre salutato con favore il Verdicchio. Poi l’Inghilterra, mercato sia retail che fuori-casa, e il Giappone (nel 2021 le Olimpiadi). Un fetta rilevante - conclude Tersi - meriterebbero gli Stati Uniti evitando le solite città metropolitane ma puntando su California e Miami».

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