Verifiche del Green pass, a teatro è buona la prima: «Siamo pronti, già rodati»

Venerdì 15 Ottobre 2021 di Luca Patrassi
Verifiche del Green pass, a teatro è buona la prima: «Siamo pronti, già rodati»

Buona la prima, tra il porticato che orna piazza della Repubblica e i bassorilievi del velario tagliafuoco dello scultore Valeriano Trubbiani. Nel microcosmo, di note, gesti e parole, delle Muse di Ancona l’obbligo per i lavoratori di mostrare il Green pass ha il retrogusto di una prova generale ben riuscita. Velia Papa garantisce i passaggi successivi: «Siamo rodati».

 

Preparati e coordinati è il motto del direttore di Marche Teatro, che gestisce il tempio dorico dello spettacolo. «Abbiamo già il personale addetto al controllo delle ditte esterne, degli artisti, delle maestranze, del pubblico». Ripete convinta: «Siamo pronti». Fa girare l’ingranaggio di quello spazio dove l’arte alimenta l’organizzazione e viceversa, fino a confondersi. «Gli artisti - ricorda - nonostante vaccino e pass sono obbligati a sottoporsi al tampone entro le 48 ore precedenti l’inizio della produzione». Non si sfugge. «Da noi i lavoratori si sono attrezzati autonomamente. Chiamati finora a controllare, sarebbe stato un controsenso tirarsi indietro». Da un minimo di 100 a un picco di 200 anime ogni giorno accendono di creatività quell’agorà cittadina. «Il presidio in portineria c’è già». La consistenza dei sogni. 


Sulla rotta della realtà che intercetta la fantasia c’è Gilberto Santini. «Anch’io mi sento di affermare: siamo preparati. Nei luoghi della cultura siamo stati i primi. Siamo un settore a elevata attenzione. Senza certificato vaccinale non si entrava, ma coloro che erano addetti alle verifiche non avevano alcun obbligo. Suggestivo. Questo provvedimento era atteso». Il direttore dell’Amat, che programma, organizza e promuove i cartelloni delle Marche, procede a briglie sciolte. «Voglio sottolineare che non sostengo alcuna campagna: né pro, né no vax. Il pass si può ottenere anche attraverso il percorso più tortuoso del tampone ogni 48 ore». Santini, che a regime governa 86 contratti, co-gestisce con i Comuni dieci teatri marchigiani, tra i quali il Rossini di Pesaro e il Gentile di Fabriano, sulla libertà personale non transige. In attesa della anelata normalità, ieri ha presentato i titoli della rassegna che, fino al 30 dicembre, porterà su 29 palcoscenici 115 spettacoli. «Muoveranno - ci mette su i numeri - 1.200 lavoratori, sarà un banco di prova importante». Per il futuro che sarà. «La previsione è di tornare a gennaio alla stagione vera e propria, con rappresentazioni ad hoc per le varie città». Non trattiene il pensiero positivo: «Contento che la carta verde possa rappresentare una rassicurazione in più per il pubblico». Non fa passare i veleni. «Di tutti coloro che gravitano nell’ambiente, ne conosco forse due che hanno scelto di non immunizzarsi». Rilancia: «Da noi non si ha voglia di protestare. Si è già sofferto molto». Troppo. 


Il “pronti” a superare la prova vale anche per Donatella Ferretti. «Da un anno e mezzo siamo sul pezzo. Ci siamo attrezzati per il distanziamento, in vigore fino a pochi giorni fa, quando ancora non c’era l’obbligo del certificato vaccinale. Le cooperative addette agli accertamenti sono formate». Subito si allinea con Santini: «Il Green pass? È una scelta che ho accolto con molto favore. È un modo per tornare alla piena funzionalità, per riempire i nostri teatri». Da oggi sarà di nuovo in prima fila ad Ascoli dove, da assessore alla Cultura, cura la programmazione e l’organizzazione di Ventidio Basso e Filarmonici. «Voglio sottolineare che tutto il nostro mondo si è immediatamente organizzato, con costi e sacrifici». Anche per lei è buona la prima. 
Lo Sferisterio
Stucchi e finti marmi policromi. Un gioiello dell’arte del Settecento, il Lauro Rossi di Macerata, che non rinnega il presente. «La gestione di palcoscenico e sala è affidata ai lavoratori dello Sferisterio che sono già passati attraverso la stagione lirica». Un’assicurazione sul campo per Gianluca Puliti che, da dirigente comunale della Cultura, veglia su quel mondo nel quale s’impegnano una ventina di persone al giorno, che crescono fino a 40, più le compagnie, quando la quotidianità va in scena. «La motivazione è altissima. La gente di spettacolo è quella che è stata tenuta fino all’ultimo sulla corda». Dà voce al riscatto. Di tutti. «Ora c’è solo voglia di ossigeno, di tornare a fare». Sipario.

 

 

Ultimo aggiornamento: 09:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA