Vaccini, i tagli nella consegna delle dosi fanno saltare i programmi: rinvio di un mese dagli over 80 ai disabili. Ecco cosa succede ora

Martedì 26 Gennaio 2021 di Martina Marinangeli
Vaccini, questa è una giungla: rinvio di un mese dagli over 80 ai disabili

ANCONA - I ritardi ed i tagli nelle consegne dei vaccini anti-Covid hanno rallentato non poco la tabella di marcia, tanto che il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri ha annunciato uno slittamento di 4 settimane nella somministrazione della profilassi agli over 80 e dalle 6 alle 8 per il resto della popolazione. Tempistiche dilatate a cui si allineano anche le Marche, dove questa settimana sono attese 5mila dosi targate Pfizer, cifra sotto soglia rispetto 9.750 settimanali concordate. 

 

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A queste dovrebbero – ormai il condizionale pare d’obbligo – sommarsi le 1700 dosi fornite da Moderna. «Queste ultime sono particolarmente preziose perché, con i medici di famiglia, le somministriamo nelle Rsa», spiega l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini, che ieri aveva in agenda un appuntamento telefonico con Sileri per ottenere delucidazioni sulla road map aggiornata, ma questioni romane hanno impedito al viceministro di esserci. Intanto, però, la giunta ha approvato il Piano di vaccinazione, «che detta le linee guida e gli obiettivi da raggiungere – traccia il quadro il titolare della delega –. Poi ogni azienda sanitaria dovrà stilare il piano “militare”, ovvero il dove, come e quando somministrare le dosi». 

La campagna vaccinale vede la fase uno – quella rivolta a personale sanitario ed Rsa – ancora in corso: «con i 5mila che riceveremo questa settimana – è ancora Saltamartini a fare l’analisi – sono stati consegnati 38.000 vaccini, ma la doppia somministrazione sta a significare che siamo solo al 50% della fornitura, rispetto al dato delle 40.000 persone da sottoporre al trattamento nella prima fase. Siamo in un guado: abbiamo dovuto richiamare i dirigenti alla scrupolosa osservanza del non vaccinare nuovi soggetti perché non sappiamo di preciso quando arrivano le dosi per i richiami». Una battuta d’arresto che allontana la luce in fondo al tunnel e ritarda l’uscita dall’emergenza sanitaria. Per gli over 80, categoria di soggetti tra le più esposte ai rischi di complicanze legate al Covid, si parla di uno slittamento di 4 settimane: nelle Marche, la popolazione con più di 80 anni si assesta sulle 133.365 unità: «di questi, alcuni sono nelle Rsa e lì vengono vaccinati – fa il punto l’assessore –, ma per gli altri, il medico di base deve somministrare le dosi a domicilio: è dunque facile immaginare la mole di impegno che ciò richiede ai medici di medicina generale ed ai distretti». 

Stessa situazione per i circa 71mila disabili, categoria prioritaria della fase 2: «anche in questo caso, coloro che si trovano nelle strutture residenziali saranno vaccinati dai soggetti che le gestiscono, mentre per gli altri saranno i medici di base ad andare a domicilio». In testa alla seconda fase ci sono poi le persone “fragili” - ovvero con patologie pregresse che aumentano il rischio di complicanze - con meno di 60 anni (stimate in circa 57.800 unità), identificate con l’esenzione dal ticket. 

La vaccinazione di questi soggetti dovrebbe avvenire negli ospedali, dal momento che li frequentano regolarmente per visite e assistenza. Terminata la profilassi per la fetta di popolazione “a rischio”, toccherà a «personale scolastico, forze di polizia, polizia penitenziaria e detenuti: queste categorie verranno vaccinate nei luoghi individuati per lo screening di massa, come ad esempio i palazzetti dello sport», puntualizza Saltamartini. 

Ma sebbene la road map sia stata tracciata, i disguidi nelle forniture delle dosi potrebbero far saltare il banco: «per questo ho lanciato l’idea di produrre in Italia i vaccini – conclude l’assessore –, perché il Covid non è un’influenza passeggera e con le sue varianti ci affliggerà anche i prossimi anni. Nelle Marche, per esempio, c’è uno stabilimento Pfizer ad Ascoli, oppure si potrebbe pensare ad una collaborazione con Angelini, con le Università: l’Italia dovrebbe valutare accordi con le grandi case produttrici dei vaccini e sostenere questa opportunità nel Next generation EU»

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