Il turismo dall’Est all’angolo. Effetto-guerra in Ucraina sulle prenotazioni per le vacanze nelle Marche

Ludovico Scortichini
Ludovico Scortichini
di Andrea Maccarone
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Martedì 1 Marzo 2022, 03:50

ANCONA - Gli effetti della guerra in Ucraina si ripercuotono subito sul turismo. Una conseguenza di matrice psicologica. L’instabilità, la minaccia di un possibile allargamento del conflitto, destano preoccupazioni tra i viaggiatori. E di fatto crollano le richieste ai tour operator in un periodo, tra l’altro, cruciale. Perché tra febbraio e marzo, solitamente, si comincia a gettare le basi per il periodo estivo. Quindi se non si chiudono i contratti adesso, vuol dire che la stagione estiva viene quasi del tutto bruciata. E sarebbe il terzo anno consecutivo, dopo i due falciati dalla pandemia. 

 
Il crollo 
«A febbraio pre-covid si viaggiava ad un ritmo di 180-200 richieste al giorno - spiega l’imprenditore Ludovico Scortichini, titolare del tour operator Go World e presidente del Gruppo Turismo Confindustria Marche Nord - fino a 10 giorni fa ci attestavamo a 55-56 richieste». Quindi già in forte diminuzione rispetto all’era pre-pandemica. Poi l’attacco di Putin all’Ucraina. «E le richieste sono calate a 5-6 al giorno - afferma Scortichini - La guerra impaurisce chiunque e ce ne siamo già resi conto durante il conflitto in Crimea». Ma oltre alla paura c’è anche una questione del tutto pratica che riguarda la difficoltà nel mettere in connessione i territori. «In questo momento, ad esempio, lo spazio aereo dell’Ucraina è stato chiuso - continua Scortichini - ciò significa che tutti quei voli che avrebbero attraversato i cieli dell’Ucraina adesso sono costretti a compiere altre rotte. Ciò vuol dire ulteriori scali e costi che si sommano». 


I colpi
Il settore del turismo ha subito enormi scossoni lungo tutto il periodo della pandemia. Soprattutto i vettori che si occupano di outgoing e incoming. Prima i protocolli di entrata e uscita dalle nazioni che hanno scoraggiato chiunque avesse voluto affrontare un viaggio all’estero. Adesso la guerra. «Quello del turismo organizzato è un settore unico e non esportabile - specifica Scortichini - nel senso che non possiamo delocalizzare le nostre aziende. La professionalità dei nostri dipendenti è la nostra vera linea di produzione. Abbiamo bisogno di loro e non possiamo perderle». Ma contro le crisi diplomatiche internazionali c’è poco da fare, se non sperare in una de-escalation della tensione. «Ma sento comunque di dover fare un appello al governo regionale e nazionale - puntualizza l’imprenditore - affinché diano supporto a questo settore per fare in modo che le aziende possano davvero ripartire, altrimenti davanti a noi c’è solo il baratro dei licenziamenti, liquidazioni e fallimenti che vogliamo evitare a tutti i costi».

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