Le Marche in trincea pronte a riaprire il Covid hospital: ecco i piani e la situazione

Mercoledì 30 Settembre 2020 di Luca Patrassi
Le Marche in trincea pronte a riaprire il Covid hospital

La dirigente regionale dell’Asur Marche Nadia Storti ieri in mattinata ha avuto un incontro con il prefetto Flavio Ferdani al quale ha spiegato la situazione dei servizi sanitari in provincia, ospedalieri e non. All’uscita dal Palazzo del Governo l’incontro casuale con il sindaco Sandro Parcaroli che le manifesta la totale disponibilità dell’Ente nell’individuazione di un locale da utilizzare come centro per le vaccinazioni. 

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A destare preoccupazione è però il dato legato ai contagi da Covid e all’incremento dei ricoveri ospedalieri in tutta la regione, anche in strutture di Terapia Intensiva. L’Asur ha organizzato una serie di incontri nei vari territori con gli operatori per sentire le voci in campo e definire la strategia da adottare. Peraltro una eventuale seconda ondata non avrebbe, da parte dei cittadini, i margini di tolleranza che si sono avuti all’inizio quando il Covid 19 prese di sorpresa tutti abbattendo tragicamente tante persone e reti di protezione sanitaria alzate all’ultimo momento.

Ora ci sono stati lunghi mesi di tempo per studiare i dati e indicare le possibili soluzioni. Le aveva ordinate il Governo nel giugno scorso con il decreto Rilancio che, per le Marche aveva previsto cento posti di terapia intensiva, altrettanti di terapia subintensiva oltre ai posti letto del Covid Hospital. Ed è il Covid Hospital che torna in campo. Per oggi infatti l’Asur ha organizzato una riunione tecnica per discutere dell’eventualità di una riapertura del centro di Civitanova, voluto dalla Regione, sostenuto dal Comune e realizzato dal Cisom guidato dall’ex guida della protezione civile Guido Bertolaso. Riapertura del Covid Hospital per evitare, nei vari ospedali, i pericoli legati a doppi percorsi o vicinanze fortuite tra operatori, pazienti Covid e utenti normali. Possibile anche che l’Asur voglia semplicemente analizzare la questione, vedere il numeri di posti letto che ha a disposizione ed attivarsi di conseguenza sulla base delle richieste. Dunque sulla scia di quanto fatto per la prima ondata di contagi: prima un ospedale, poi un altro e infine il terzo. Poi il Covid Hospital di Civitanova quando ormai l’ondata si stava ritirando.

Resta da capire se l’Asur, e la Regione, vorrà muoversi eventualmente nella stessa maniera o al contrario, aprendo prima una sola struttura baricentrica come Civitanova per poi allargarsi, se del caso. Un dato è costante: sia ora, come allora, gli anestesisti non sembrano gradire il trasferimento a Civitanova. Un altro elemento è lo stesso di prima: manca il personale. Intanto dall’ospedale di Fermo è arrivato il primo segnale: una lettera formale per dire che loro non accettano più ricoveri di pazienti Covid, sono pieni ed hanno lavori di ristrutturazione nel reparto. Una falsa partenza, nella speranza che lo start bis sia condiviso e sostenibile, qualunque esso sia.

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