Il treno per Roma si muove ma le gallerie sono al buio. Fermi ancora al palo i tratti non finanziati

Venerdì 7 Gennaio 2022 di Andrea Taffi
Il treno per Roma si muove ma le gallerie sono al buio. Fermi ancora al palo i tratti non finanziati

ANCONA - Il power point è freschissimo: prodotto dal ministero delle Infrastrutture e inviato al Parlamento mercoledì 5 gennaio. Documenta che cosa si è mosso in sei mesi di commissariamento per la Orte-Falconara, una delle grandi incompiute della rete infrastrutturale marchigiana, la ferrovia per Roma. 

 
Sarebbe meglio dire una delle opere dimenticate considerato che il lavoro di miglioramento risale alla legge obiettivo del 2001 e poi è rimasta nel cassetto praticamente fino al 2019, prima, e al 2021, dopo. Nel 2019 la ferrovia Falconara-Roma è stata codificata come opera prioritaria nel decreto legge 32, nel 2021 è entrata nel piano delle opere commissariate a regime semplificato e nel Pnrr (solo per alcuni tratti) con tanto di nomina a coordinatore dell’ingegner Vincenzo Macello, dirigente della prima linea della catena di comando di Rfi.


Il contratto di programma
«La situazione si è mossa - dice Mauro Coltorti, presidente della commissione Trasporti in Senato di area M5S - e si muoverà ancora nelle prossime settimane perché avremo un aggiornamento del accordo di programma con RFI a breve, entro gennaio. Forse ci sarà uno slittamento per l’elezione del Presidente della Repubblica». L’accordo di programma è fondamentale perché si ratifica l’entrata in circolo delle tratte che mancano e relativi finanziamenti».

Quello che si è mosso 
Quello che si è mosso riguarda la variante di Falconara e il raddoppio della Castelplanio-Pm 228 (posto di macchina, in gergo ingegneristico ferroviario, corrisponde a una località nei pressi di Fabriano). «I lotti importanti - dettagli Coltorti - sono il lotto I e il lotto 3. Il lotto 1 parte dal Pm228 fino a Genga. Il lotto 2, Genga-Serra San Quirico è finanziato e poi c’è il lotto 3 Serra San Quirico-Castelplanio per il quale ci sono buona parte dei finanziamenti. Complessivamente mancano circa 135 milioni di euro. Certo, la progettazione ha i suoi tempi». C’è un nodo fondamentale che Coltorti conosce bene. «Il tratto fra Fabriano e Genga è interessato da una frana a San Cristoforo che avevo studiato. I tecnici Rfi sono giunti a conclusioni diverse: non è profonda come pensavo io e a questo punto si andrà avanti con il loro parere. Si passerà sotto la frana, verosimilmente. Il tracciato va in galleria quasi subito dopo Fabriano ed esce a San Vittore di Genga».

Anello delicato

Altro punto delicato è l’anello, Albacina e il Pm228: «Visto che dobbiamo accorciare i tempi forse è il caso di tagliarlo, avevo suggerito - continua Coltorti - ma secondo i progettisti ci sono dei problemi di pendenza. Va tenuto conto che in questo punto c’è lo snodo del ramo per Civitanova. Si tratta di 4,2 km e i soldi ci sono tutti. L’attivazione è prevista per il 2020 26. Se l’hanno inserito nel Pnrr sono fiduciosi di poterlo fare». Coltorti ragiona anche sulla variante di Falconara, tratto di 4,4 chilometri che distanzierà il tracciato ferroviario dalla raffineria e ricostruirà il ramo che prende la via di Jesi e Roma. Attualmente è in fase realizzativa. 

Le critiche dei residenti
«Quando arrivammo ricevemmo parecchie critiche dai residenti del posto di Falconara, contrari all’opera però quando siamo arrivati abbiamo trovato con gli espropri in corso, non potevamo tornare indietro a quel punto». 

La seconda parte di Falconara
La seconda parte dell’intervento di Falconara è in prospettiva quella di maggiore respiro perché prevede la realizzazione della nuova stazione merci di smistamento (Jesi interporto) e della nuova stazione di Montemarciano: sono in corso approfondimenti di carattere funzionale propedeutici all’avvio della progettazione di fattibilità: «Qui ragioniamo in funzione dell’operazione Amazon per avere un collegamento più funzionale e anche in funzione della logistica portuale». 

L’adeguamento necessario
Coltorti sottolinea che tutte le lavorazioni contemplano «l’adeguamento alle normative europee in termini di capacità di peso delle nuove locomotive e lunghezza dei vagoni. Dobbiamo rendere tutte le linee percorribili da competitor europei». E la Fabriano-Foligno e la Spoleto-Terni? Sono i due tratti “maledetti” che a tutt’oggi figurano senza finanziamento e con progettazione di pre-fattibilità risalente al 2001. Come se non esistessero. «Si aspetta il finanziamento, evidentemente» allarga le braccia Coltorti. «Che cosa è successo? Fino a che non siamo arrivati al governo - facendo riferimento al Conte I - queste opere erano rimaste nel limbo ed Anas e RFI non avevano più assunto nuovi ingegneri. Quindi mancavano i progetti, era tutto indietro. Solo l’ano scorso in Italia sono state realizzate opere per quasi 4 miliardi di euro. L’anno appena concluso. Una valutazione sull’operato del commissario? L’ho incontrato, è una persona valida, auspico che continui a lavorare». 

 

 

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