Tre mesi e cambia tutto: dal Pil ai consumi le Marche ora sono in frenata con l’incubo export

Lunedì 9 Maggio 2022 di Maria Teresa Bianciardi
Tre mesi per cambiare tutto: dal Pil ai consumi le Marche ora sono in frenata con l incubo export

ANCONA  - In tre mesi tutto è cambiato. Se lo scenario di gennaio  prospettava per l’economia mondiale, dopo il forte recupero realizzatosi nel 2021, un ritmo di crescita superiore a quello pre-pandemia, ad aprile le cose sono radicalmente cambiate. E la stessa sorte è toccata alle Marche. Una marcia indietro improvvisa ed inaspettata come la pandemia di due anni fa, ma questa volta ingranata a causa della guerra in Ucraina.

 

Questo perché dipendenza energetica e interscambio commerciale hanno reso l’economia marchigiana più fragile, avendo contatti diretti con i mercati russo e ucraino rispetto alla media europea. In particolare è stata registrata la grande difficoltà del settore calzaturificio che ha subito una inversione di tendenza con il blocco delle esportazioni ed una incertezza economica che continua a far tremare le aziende. 


Risultato: se la crescita del Pil delle Marche a gennaio era stimata al 3,5%, ad aprile ha sfiorato solo l’1,5% con una lieve accelerazione del 2,3% prevista per il 2023. Sono queste le previsioni macroeconomiche per le Marche del mese di aprile redatte dal Settore controllo di gestione e sistemi statistici del Dipartimento di programmazione regionale. Un’analisi dettagliata che studia la pesante situazione attuale e si proietta al futuro che vede una contrazione nella spesa per consumi dei cittadini ma soprattutto un calo consistente nelle spese delle amministrazioni pubbliche.

«La guerra e l’elevato livello dei prezzi, così come hanno comportato un peggioramento del quadro previsivo nazionale, pesano anche sulle prospettive dei territori italiani - si legge nelle tavole sintetiche -, tutti caratterizzati da un profilo di crescita inferiore a quello previsto tre mesi fa». 


Così se l’andamento delle esportazioni marchigiane di beni, nelle previsioni di gennaio risultavano al 5,7%, adesso si legge una revisione al ribasso delle previsioni per i prossimi anni intorno al 2,8% che si potrebbe protrarre fino al 2025. Ma a preoccupare in maniera particolare è la consistente riduzione del potere d’acquisto che frenerà inevitabilmente consumi delle famiglie: nel 2021 infatti la variazione in percentuale del potere di acquisto era al 5,7%, invece quest’anno è scesa all’1,9% e soltanto tra dodici mesi si dovrebbe vedere un lieve aumento (2,4%).

«Il 2022 dovrebbe dunque caratterizzarsi per una contrazione congiunturale del Pil nel primo trimestre - scrivono nella nota introduttiva gli esperti della Regione - seguita da un recupero nei mesi successivi. Nel complesso l’anno in corso dovrebbe chiudere con una crescita del 2,2%, 1,8 punti percentuali in meno di quanto stimato tre mesi fa. Fin dal 2020 la ripresa dei consumi delle famiglie è stata condizionata dall’incremento dei prezzi delle materie prime e dei beni energetici. Tale andamento ha pesato sul clima di fiducia che, a seguito dello scoppio del conflitto, si è ulteriormente deteriorato. Con il reddito disponibile reale in contrazione, nel 2022 i consumi subiranno un rallentamento significativo.

L’aumento dei prezzi, concentrato su beni essenziali (alimentari ed energetici), si rifletterà in modo particolare sulle famiglie a basso reddito». In discesa libera la spesa per consumi delle amministrazioni pubbliche tra il 2023 ed il 2025 scenderanno con percentuali in negativo seguendo un andamento comune negli enti italiani. 

 

Ultimo aggiornamento: 16:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA