Treni, bypass di Falconara: l'ultima data è il 2023 dopo un iter durato 22 anni

Lunedì 3 Agosto 2020 di Maria Teresa Bianciardi
Treni, bypass di Falconara: l'ultima data è il 2023 dopo un iter durato 22 anni

ANCONA - Nella lunga e travagliata storia del raddoppio ferroviario per Roma si inserisce di diritto il bypass di Falconara, un’opera da 174 milioni di euro che dovrebbe vedere finalmente la luce nel secondo semestre del 2023. Finalmente, perché questa variante compare per la prima volta nel contratto di programma 2001-2005 tra Mit ed Rfi, anche se l’idea di allontanare il più possibile il traffico dei treni dalla raffineria Api divenne un chiodo fisso dall’agosto 1999 con la terribile esplosione all’interno di due impianti per la distribuzione di carburante. 

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E così tra programmazione, progettazione, espropri, bonifica dei terreni dagli ordigni bellici e demolizione degli edifici, ci saranno voluti 22 anni per inaugurarla. Tempi biblici per quasi sei chilometri di tracciato consiste in una variante a due binari (4.4 km) dalla stazione di Falconara a quella di Montemarciano ed una bretella ad unico binario (1.5 km) che collegherà la linea Adriatica alla linea per Roma e che potrà essere ulteriormente raddoppiata in sede di raddoppio definitivo. Ma tant’è.
 
Lorenzo Catraro, consulente per il governatore uscente Ceriscioli in materia di infrastrutture riassume i dettagli del progetto, i cui cantieri sono ricominciati subito dopo il lockdown con una task force di 30 operai per cercare di mantenere la scadenza prestabilita.
Il ponte in acciaio sull’Esino
«L’intervento - spiega Catraro - prevede solo opere di scavalco delle viabilità e dei corsi d’acqua (il fiume Esino) interferiti dalla linea. L’opera d’arte principale è costituita dal viadotto Esino e dal ponte in acciaio sul fiume Esino e prevede anche dei lavori idraulici per cui è stata sottoscritta una convenzione tra Rfi e il Consorzio di Bonifica». Con la variante si risolve il problema dei collegamenti che dalla linea Romana devono immettersi sulla linea Adriatica per andare verso Nord senza arrivare a Falconara ed invertire senso di marchia del locomotore: «Una facilitazione estremamente utile soprattutto per il trasporto merci». Inoltre verrà definitivamente bypassata l’Api di Falconara, con un progetto - dicevamo - che parte da lontano. Le planimetrie definitive sono state infatti redatte nel 2009 e nell’agosto 2015 è stata affidata la gara per progetto esecutivo e realizzazione dell’opera all’Impresa Ricciardello. Intoppi, difficoltà e ostacoli hanno allungato i tempi rendendo il cantiere molto simile a quelli portati avanti lungo i binari della Orte-Falconara e ci sono voluti altri quattro anni per far partire i lavori veri e propri. Nell’aprile 2019 sono state concluse le demolizioni degli edifici di Villanova sul lato monte di via Flaminia, espropriati da Rfi perché interferivano con il bypass. La ditta Ricciardello ha provveduto a rimuovere le macerie per consentire l’abbattimento degli edifici sul lato mare, dove sorgevano altri tre immobili. Operazione necessaria per fare spazio alla nuova ferrovia. «Il nodo di Falconara con l’allaccio della linea Adriatica alla Romana - continua Catraro -, fanno parte del grande progetto di raddoppio della Orte-Falconara , lavoro molto complesso e costoso. Si attraversano due Regione Marche ed Umbria e due montagne (Fabriano – Fossato e Spoleto-Terni) , poi quando si arriva ad Orte per Roma si incontrano le gallerie ed i binari dove si riversano tutti i treni dall’italia del Nord. Oggi che questa linea è diventata prioritaria per unire anche i due mari, occorre un commissario ed una squadra a supporto di Rfi con cui questa Regione ha rapporti ottimi e costanti».
Il secondo stralcio
Lo scorso ottobre, quando la pandemia era ancora lontana dalle Marche, il governatore Ceriscioli ha presentato una serie di richieste al ministro De Micheli per sganciare la regione dall’impasse infrastrutturale. Tra queste anche i fondi per il secondo stralcio del nodo Falconara: 30 milioni di euro per la costruzione della nuova stazione di Montemarciano e la trasformazione in fermata dell’attuale stazione di Chiaravalle mediante modifiche ai soli impianti di sicurezza e di segnalamento. 

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