Marche retrocesse tra le regioni “in transizione”. Ma così arriva un miliardo dalla Ue per giovani, occupazione, istruzione e sociale

Marche retrocesse tra le regioni in transizione . Ma così arriva un miliardo dalla Ue per giovani, occupazione, istruzione e sociale
Marche retrocesse tra le regioni “in transizione”. Ma così arriva un miliardo dalla Ue per giovani, occupazione, istruzione e sociale
di Martina Marinangeli
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Martedì 15 Marzo 2022, 06:15

ANCONA - Nella nuova programmazione dei fondi europei, le Marche entreranno nel gruppo delle regioni in transizione. Una retrocessione dalla fascia delle più sviluppate che diventerà ufficiale quando verrà dato disco verde all’erogazione delle risorse, superiori rispetto al settennio 2014/20 proprio in virtù del peggioramento della condizione economica. La tabella di marcia è serrata: la deadline per approvare i Programmi Operativi Regionali (ovvero la declinazione locale dettagliata delle misure da finanziare con i fondi comunitari) Fesr e Fse è il 17 aprile. 


I passaggi
Per questa ragione, già la prossima settimana dovrebbero essere deliberati in giunta, per poi iniziare l’iter consiliare ed arrivare al passaggio in assemblea legislativa per il via libera definitivo. Al termine di questo processo, i due Por verranno mandati a Bruxelles, che avrà un mese di tempo per valutarli e dare l’approvazione finale. Una programmazione particolarmente importante, che dovrà essere capace di invertire la rotta della retrocessione. Una mano in questo senso la tende un nuovo strumento messo a disposizione delle Regioni del sud e di quelle in transizione dal ministero della Coesione territoriale, ovvero i Programmi Operativi Complementari, regolati da norme nazionali e non europee (dunque più flessibili), e che non richiedono cofinanziamento dal bilancio regionale.


La divisione

Tra Por e Poc, alle Marche andrà oltre 1 miliardo, così suddiviso: per il Fesr sono previsti 663 milioni di euro (565 per il Por e 98 circa per il Poc), mentre per il fondo Fse si parla di 348 milioni (296 per il Por e 52 per il Poc). Scendendo nel dettaglio, all’interno del Por Fesr, 311 milioni sono previsti per l’obiettivo Europa più intelligente (quindi per le imprese), 220 milioni per Europa più verde, e circa 34 milioni per Europa più vicina ai cittadini. Per quanto riguarda il Poc Fesr, invece, 49 milioni andranno per l’Europa più connessa e 49 milioni per l’Europa più vicina ai cittadini. Nelle maglie del Fse, infine, da Por e Poc verranno 100 milioni per l’occupazione, 45 milioni per istruzione e formazione, 90 milioni per l’inclusione e 35 milioni per i giovani 35 milioni, 40 milioni l’inclusione sociale. Cifre che, da qui a giovedì, potrebbero subire qualche piccola variazione, ma l’impianto di lavoro è questo. Basterà a far tornare le Marche nell’Olimpo delle migliori? E come siamo finiti in transizione? A tracciare un quadro ci pensa Pietro Marcolini, presidente uscente dell’Istao, che fa notare come «una parte della nostra retrocessione sia dovuta ad un fatto statistico: la media di riferimento non era più del 90%, ma è diventata del 100% della media dei Pil europei. Tuttavia, per una parte molto importante, il passaggio è dovuto ad un motivo economico, che ha colpito le Marche soprattutto negli ultimi 10-12 anni. Basti pensare che il Pil della nostra regione, rispetto alla media europea, nel 2000 era sopra il 120%, mentre nel 2020 si era schiacciato al 94%. La situazione è preoccupante – osserva – ma l’aspetto positivo è che sono in arrivo tre interventi straordinari, tra europei e statali: Pnrr, Fondo complementare e Piano per la ricostruzione post sisma, che si sommano alle politiche comunitarie per la programmazione 2021/2027». E saperli usare vale la partita della vita per le Marche. «Rispetto a quelle grandi opportunità - affinché il momento non prevalga sulla prospettiva e non si rischi di sprecarle con la frammentazione in progetti miniaturizzati -, servirebbe un piano straordinario di assunzioni di giovani tecnici qualificati, con un programma di formazione abbinato adeguato alle nuove necessità. Questo – conclude Marcolini – aiuterebbe sia i piccoli Comuni che le piccole imprese».

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