Boldrini, quattro giorni tra i campi tenda
«Sinergia delle istituzioni necessaria»

Boldrini, quattro giorni
tra i campi tenda: «Sinergia
delle istituzioni necessaria»
di Andrea Taffi
Quattro giorni tra macerie e campi tenda. Per capire tutto, toccare con mano. Anche la rabbia di chi, come l’altro giorno a Borgo di Arquata, le ha detto che vive in pigiama da tre giorni. La presidente della Camera Laura Boldrini, marchigiana purosangue, come portavoce dell’Onu, l’aveva già fatto decine di volte. Nei tre anni da terza carica dello Stato, forse è stato il momento che si è avvicinato di più alle tante missioni umanitarie vissute.

Ha rivisto il suo passato?
«A Pescara ho pensato alle macerie di un bombardamento. Chi fugge dalla guerra in Siria perde tutto come chi ha perso i sacrifici di una vita nel terremoto. Queste persone vanno assistite anche psicologicamente».

Il suo ultimo tweet: la prossima legge di stabilità dovrà esserlo anche in senso edilizio e architettonico. Molti dicono: servono incentivi per la prevenzione.
«La nuova legge di bilancio sarà il momento di fare le scelte, anche di stanziamenti. Fare in modo che diventino priorità la stabilità architettonica, edifici, materiali, concentrarci sul tema».

Nello specifico?
«C’è una legge dopo L’Aquila che prevede l’obbligatorietà di costruire ex novo in base a criteri antisismici. Sul già costruito, ci sono facilitazioni per i privati e incentivi fiscali, il 65%, per chi vuole ristrutturare secondo parametri antisismici».

Non sulle seconde case. Chi lo spiega agli sfollati di Pescara del Tronto?
«Quando ci sono seconde case bisogna capire come migliorare le situazione. Un privato pur in presenza di facilitazioni, non sempre è motivato a fare lavori antisismici. E non lo si può obbligare a farli».

Il nuovo codice degli appalti non ha i decreti attuativi. Se l’immagina la gestione delle gare?
«Non entro nel tecnico, non è mia competenza. Quando i decreti attuativi saranno finalizzati, andranno messe in campo tutte le garanzie possibili perché si facciano due cose: mettere al sicuro le buone pratiche e imparare dagli errori fatti».

Nei campi tenda si respira insoddisfazione verso la politica che non ha protetto o vigilato.
«C’è stata grande prontezza nel primo intervento dei corpi dello Stato e anche questa è espressione dello Stato».

Pensavamo alla politica che programma, spende e non controlla.
«Queste persone sono disposte a dar fiducia alla politica ma non a scatola chiusa, in bianco. Io non ho avvertito sentimento di avversione e ho girato tanto: Pescara, Arquata, Borgo, Spelonga, Amandola. Ho sentito che vogliono fidarsi perché finora la risposta è stata buona. Il problema è il dopo. Temono di essere lasciati soli, con l’inverno, al loro destino».

La politica, presidente.
«La politica a tutti i livelli deve dare risposte certe, la strada è la sinergia istituzionale. Abbiamo fatto riunioni in questi giorni: i sindaci dell’ascolano, i parlamentari marchigiani con Ceriscioli, i consigli regionali con Mastrovincenzo».

E la presidente della Camera concretamente cosa farà?
«Continuerò l’interlocuzione tra istituzioni, ci ritroveremo a discutere quando avremo il quadro e gli strumenti legislativi chiari. Governo, Camere, regioni, enti locali e Comuni con protezione civile. Questo è l’approccio, e su questo farò da stimolo sempre».

Dovesse battere i pugni sul tavolo oggi, su cosa punterebbe?
«Primo, per farsi rispettare non c’è sempre bisogno di battere i pugni. Che si debbano riaprire le scuole in tempo è quasi ovvio. Ne ho parlato poco fa con con Curcio, il capo della protezione civile che già si era raccordato con la ministra Giannini. Non cominciamo dall’anno zero, il modello Marche ha funzionato, va riprodotto con le eventuali migliorie necessarie».

Dopo aver visto le inchieste sui crolli dell’Aquila, poi i furbetti e infine le tangenti, questo fazzoletto di Marche ha forza per resistere?
«La gente è disposta a rimboccarsi le maniche come ha sempre fatto. L’importante è coinvolgerla, farla sentire parte attiva del processo di ricostruizione. Se non ricordo male tangenti nel terremoto del ‘97 non ce ne furono: torno al punto delle buone pratiche».

La gente vuol rimanere dov’è: chi glielo spiega a Pescara del Tronto che è una parola ricostruire sul quel costone?
«La popolazione vuol rimanere vicino casa e per quanto possibile il desiderio va rispettato, le valutazioni e le risposte le daranno gli esperti».
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Lunedì 29 Agosto 2016, 13:52 - Ultimo aggiornamento: 29-08-2016 22:52

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