La battaglia di Mario, 43 anni, tetraplegico da undici, che ha i quattro requisiti per il suicidio assistito: «E ora deciderò quando morire»

Mercoledì 24 Novembre 2021 di Federica Serfilippi
La battaglia di Mario, 43 anni, tetraplegico da undici, che ha i quattro requisiti per il suicidio assistito: «E ora deciderò quando morire»

ANCONA - Il primo ostacolo è stato superato. Ora, la strada è meno in discesa affinché, proprio nelle Marche, venga concesso a un paziente di accedere al suicidio assistito per la prima volta in Italia, senza incappare in guai giudiziari. Ci sono volute due espressioni del tribunale di Ancona, altrettante diffide all’Asur e un esposto in procura perché il Comitato etico delle Marche (Cerm) pronunciasse un proprio parere sulle condizioni psicofisiche di Mario, 43enne della provincia di Pesaro diventato tetraplegico dopo un incidente stradale avvenuto nel 2010, quando lavorava come autotrasportatore.

 

Con il documento firmato dal Comitato, dopo una visita specialista di una equipe, «si è fatto un passo in avanti molto importante, perché sono stati riconosciuti i requisiti della Corte Costituzionale per cui l’aiuto fornito al suicidio non possa essere considerato reato» ha detto Filomena Gallo, segretario e avvocato dell’associazione Coscioni, realtà a cui si è rivolto Mario per combattere la sua battaglia.


Le condizioni essenziali
I requisiti richiamati dalla Gallo sono i quelli a cui ha fatto riferimento la Consulta in merito alla vicenda Cappato/dj Fabo: che il paziente sia «tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale», che sia «affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili» e che sia «pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli». Il Comitato, dopo un’ordinanza emessa dal tribunale dorico lo scorso giugno affinchè venissero valutati i requisiti, ha ravvisato la presenza di tali condizioni, sostenendo la capacità di Mario di «assumere decisioni libere e consapevoli», la presenza di una «patologia cronica irreversibile» e di una «sofferenza intollerabile», l’eventualità del decesso in caso di «un’eventuale interruzione» dei dispositivi salvavita, come per esempio il pacemaker. Rimangono delle ombre sul parere del Comitato. Il tribunale aveva anche ordinato all’azienda sanitaria (tramite il Comitato) di verificare se «le modalità, la metodica e il farmaco (Tiopentale sodico nella quantità di 20 grammi) prescelti siano idonei a garantirgli la morte più rapida, indolore e dignitosa possibile». 


Lo scontro con la Regione
Su questi punti, il Cerm non si è espresso, dicendo che «non viene fornita la motivazione per cui è stata scelta la dose di 20 grammi, né una descrizione della procedura che si intende operare», né «viene indicato se insieme al Tiopentale verrà somministrato un anestetico locale per limitare il dolore». Come risolvere la questione? Per la Regione Marche, il suggello definitivo per autorizzare il suicidio assistito deve essere dato dal tribunale. In questo contesto, la Regione non avrebbe potere esecutivo o legislativo. Diversa la veduta dell’avvocato Gallo: «Tramite un medico scelto da Mario forniremo tutte le integrazioni richieste dal Comitato, rispondendo punto su punto. Dovrà esserci un altro parere: sarà l’ultimo passo da fare, poi Mario potrà decidere dove e quando assumere il farmaco. Se l’ultima parola spetta al tribunale? Si è già espresso con un’ordinanza precisa. Potremmo invece noi decidere di tornare in aula se Asur e Regione dovessero agire in maniera pretestuosa».

 
La situazione
Tergiversando sulla verifica delle condizioni di Mario, l’Asur ha già subito due diffide e un esposto in procura. «Mi sento più leggero, svuotato di tutta la tensione e la sofferenza accumulate in questi anni» ha detto Mario dopo aver saputo del parere del Comitato. In un audio messaggio indirizzato all’associazione Coscioni ha sostenuto «di essere stanco e di voler essere libero di scegliere il mio fine vita. Nessuno può dirmi che non sto troppo male per continuare a vivere in queste condizioni. Negarmi il diritto dato della sentenza della Corte Costituzionale sarebbe condannarmi a vivere una vita fatta di torture».

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Ultimo aggiornamento: 18:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA