Sottosegretario alla presidenza, la mossa a sorpresa di Acquaroli: in pole position c'è Bacci

Venerdì 16 Ottobre 2020 di Maria Cristina Benedetti
Massimo Bacci

ANCONA -  Compatta, competente e in divenire. All’ottavo piano di Palazzo Raffaello Francesco Acquaroli, più convinto che emozionato, dà la formula della sua squadra di governo. La prima di centrodestra nella storia della Regione. Il neo governatore, già nel mettere a tacere le polemiche che incombono su questo primo-giorno-pietra-miliare, va di metodo. Ancona resta a secco, senza neppure un assessore?

 

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«Il capoluogo ne ha sempre avuto, ma il suo porto è rimasto fermo a trent’anni fa». Il presidente rimescola i fattori, agita bene, e per far tornare i conti anche sulla casella rimasta vuota dell’Anconetano si lancia sul terreno ardito delle novità: un sottosegretario alla presidenza. Niente nomi, ma identikit: figura autorevole, stimata da tutti oltre le bandiere di appartenenza, con il compito di far ottenere alle Marche quel peso politico nazionale che le è sempre mancato. Unendo i punti, sembra di vederlo Massimo Bacci il sindaco di Jesi per il quale, dalla candidatura a governatore a un assessorato, in campagna elettorale era state valutate ipotesi varie. «Arriverà - avverte - ma non subito, prima bisogna modificare lo Statuto. Si tratta di una figura già presente in altre Regioni». E, per non lasciare scoperto il Comune jesino, si attenderà la prima finestra unitile per far scattare un commissariamento a lunga gittata. 

Stessa fermezza, quella di Acquaroli, nel controbattere al peso di una sola-donna-in-giunta: la leghista Giorgia Latini. «Abbiamo chiesto un parere alla struttura regionale e abbiamo fatto degli approfondimenti - non si fa mettere all’angolo - il nostro Statuto dice che bisogna garantire la differenza di genere. E noi l’abbiamo garantita». Eccolo di nuovo a invertire l’ordine: «Piuttosto mi sono preoccupato di mettere insieme competenze: è ex vicepresidente della Commissione Cultura della Camera». Non dà seguito ai mugugni della sala e tira dritto. «È una squadra forte, autorevole e coesa». Capacità e conoscenza, insiste lui. «Criteri che hanno prevalso anche sulla rappresentanza territoriale». 

Pure il meteo sembra essere dalla sua parte. Quando l’ex sindaco di Potenza Picena entra nella sala, ampia e luminosa, che svetta all’ultimo piano del Palazzo dai finestroni tondi i nuvoloni neri che per tutta la mattina hanno oscurato Ancona cedono al sole. Saluta, chiede e ottiene un minuto di silenzio per ricordare Jole Santelli, la collega della Calabria morta la notte scorsa, e legge tutto d’un fiato nomi e deleghe: Mirco Carloni (Lega), sviluppo economico e industria; Guido Castelli (Fdi), bilancio e ricostruzione post-sisma; Filippo Saltamartini (Lega), sanità. Poi tocca a Francesco Baldelli (Fi), viabilità e infrastrutture e agli esterni Stefano Aguzzi (Fi) lavoro, formazione e tutela del paesaggio e Giorgia Latini (Lega), cultura, istruzione, pari opportunità. Ricorda che il presidente del Consiglio regionale sarà l’osimano Dino Latini (Udc). E tiene per sè le deleghe di sintesi: politiche europee e recovery fund, porto, aeroporto e interporto, turismo e il rapporto con il capoluogo. «È centrale, perché qui c’è la Regione». Promette: «Dobbiamo rilanciare la nostra immagine: abbiamo eccellenze straordinarie ma siamo poco conosciuti sia in Italia che all’estero. Per questo motivo ho tenuto il turismo, è trasversale e deve fare sinergia con tutti i settori: dalla cultura all’agricoltura, dall’artigianato alle infrastrutture». Su strade, aeroporto e treni subito s’impegna: il passo cambierà. Azione: «Presto avremo un incontro con Abruzzo, Molise e Puglia per implementare l’alta velocità sulla dorsale adriatica».

Sulla priorità non transige. «Prima fra tutte? Le iniziative per contrastare la diffusione del contagio da Covid 19. Dobbiamo evitare il ritorno dell’emergenza sanitaria e scongiurare un nuovo lockdow». Mette da parte le logiche di bandiera: «Toccare ora i vertici della sanità? Non ci penso proprio in un contesto così difficile». Su una possibile riapertura del Covid Hospital di Civitanova mette in chiaro: «Va fatta se o quando ci sono le condizioni. Non possiamo aprirla ora, per pochi pazienti in terapia intensiva». Semmai, per il governatore «deve essere un’esigenza dei reparti di rianimazione per evitare di “sporcare” gli ospedali». 

Torna al principio generale: «La giunta deve esprimere una visione complessiva, unitaria e sinergica, contro la frammentazione che ha sempre pesato sulla regione». Una terra che ancora mostra tutte le ferite del terremoto di quattro anni fa. «Ho incontrato il presidente Mattarella stamattina - ricorda alla platea - mi ha detto che le azioni del commissario Legnini sono rivolte a velocizzare la ricostruzione». Riformula il teorema: «Solo una grande filiera istituzionale, con la massima autorità dello Stato come garante, potrà attuare la ricostruzione post terremoto». Basta centralizzazione. Rimescola di nuovo i fattori prima di scendere al settimo piano. Per la prima riunione di giunta. Covid, programmazione dei fondi Ue, la legge di bilancio. E via. 

 

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