Slittano le prime visite mediche nelle Marche: la prevenzione adesso è a rischio

Slittano le prime visite nelle Marche: la prevenzione adesso è a rischio
Slittano le prime visite nelle Marche: la prevenzione adesso è a rischio
di Martina Marinangeli
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Lunedì 5 Dicembre 2022, 04:30

ANCONA Il problema non nasce ora. Ma di sicuro lo tsunami Covid che si è abbattuto sul sistema sanitario regionale ha aggravato il quadro. Quello delle liste di attesa, con le prenotazioni di alcune prestazioni che slittano avanti nel tempo. Troppo. Una criticità che diventa ancora più grave nel caso delle prime visite, perché così è a rischio la prevenzione. È l’effetto domino di una pandemia che per due anni ha paralizzato l’attività ordinaria delle strutture ospedaliere, con conseguenze che continueremo a pagare nel tempo. 


Il monitoraggio

La Regione ha avviato da giugno un monitoraggio costante delle liste di attesa per riuscire a soddisfare quante più richieste possibili nei tempi previsti, e per quanto qualche miglioramento ci sia stato, non è ancora sufficiente. «Ad ottobre le prestazioni soddisfatte nei tempi previsti sono salite dal 50% al 75%», aveva fatto sapere l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini aggiornando il quadro a seguito del monitoraggio operato dal Dipartimento Salute di Palazzo Raffaello. Nello specifico, nel mese di ottobre è stato centrato l’obiettivo per il 77,3% delle prestazioni sanitarie con priorità breve (10 giorni), differibile (30 o 60 giorni) e programmate e, tra queste, l’82% di quelle che concorrono a determinare i Lea, ossia i livelli essenziali di assistenza. Ma l’ultimo dato consolidato del monitoraggio risale a settembre e, se si fa un paragone con lo stesso mese nel 2019, si può notare come per alcune prime visite o primi esami strumentali i tempi di attesa si siano dilatati. Per una prima visita neurologica programmata, per esempio, si è passati da un tempo medio di attesa di 40 giorni nel settembre 2019 ai 50 del settembre 2022, mentre per quella endocrinologica da 44 a 63. E la criticità non riguarda solo le programmate, ma anche le differite. Per una visita urologica di tipo D, il tempo medio di attesa era di 25 giorni, mentre ora siamo sui 35; mentre quella di chirurgia vascolare siamo passati dai 30 giorni del settembre 2019 ai 51 del settembre scorso. Di poco, ma slittano anche le visite neurologiche differite: dai 31 giorni di attesa del 2019 ai 37 di adesso. Più in linea con il passato, invece, le prestazioni di tipologia B, ovvero da erogare entro 10 giorni dalla prescrizione. Ci sono poi i casi più limite, come quello che riguarda la mammografia bilaterale programmata per la quale il tempo medio di attesa a settembre ha raggiunto i 221 giorni. Va detto che per questo specifico esame i tempi erano già fin troppo lunghi anche nel settembre 2019, quando si era riusciti a fare anche peggio: 281 giorni. 

La geografia

E questo solo per parlare delle prestazioni Lea monitorate dal Ministero della Salute. Per le altre, la situazione è ancora peggiore. E non è solo un problema di tempi, ma anche di geografia: spesso, prenotando visite ed esami tramite il Cup, un utente residente in provincia di Pesaro Urbino può essere indirizzato verso strutture dell’Ascolano, cosa che inevitabilmente va ad incrementare la mobilità passiva verso la più vicina Emilia Romagna. Oppure, gonfia le fila di chi si rivolge alla sanità privata. 
 

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