La sentenza di Cottarelli: «Il gap infrastrutturale vi costa 15 punti del Pil»

Carlo Cottarelli
Carlo Cottarelli
di Andrea Taffi
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Giovedì 20 Agosto 2020, 06:10

Quando il rapporto venne presentato, a ottobre 2019, scivolò via nell’apatia generale. Qualche naso arricciato, al massimo. Un pomeriggio di analisi in cui uno dei civil servant più prestigiosi e conosciuti d’Italia aveva ossequiato i potentati locali. Dissolvenza. Al giorno 20 dell’inchiesta “Scandalo infrastrutture - Le Marche arretrate” che il Corriere Adriatico sta portando avanti dal 28 luglio il rapporto Cottarelli assume ben altri contorni. Altro che pomeriggio di analisi. Nelle 23 cartelle consegnate alla Fondazione Marche e a Confindustria c’è tutto il dramma dell’arretramento infrastrutturale che la nostra regione ha vissuto in silenzio, almeno negli ultimi due decenni. 

 
Scendendo un gradino al giorno nel ranking delle regioni più efficienti e produttive del Paese per ritrovarsi oggi a livelli inimmaginabili. Perché, scrive Cottarelli colpendo dritto allo stomaco dell’economia del territorio, «se le Marche raggiungessero i valori di accessibilità del territorio della Lombardia, l’aumento di produttività potrebbe attestarsi attorno ai 12-16 punti percentuali di Pil».Un’autentica mazzata i cui prodromi si sono manifestati qua e là diluiti nel tempo, segno evidente di una diga che stava sgretolandosi e che nessuno ha saputo intercettare. E oggi perde acqua a fiumi. Un appalto non consegnato, una copertura finanziaria non onorata, una promessa caduta nel vuoto, un progetto rinviato, un documento perso al ministero. Sommati tutti i rinvii della burocrazia e le parole a vuoto spese da politica e aziende statali uno schiaffo al mese.

«La Fano-Grosseto è una priorità strategica» hanno ripetuto gli ultimi quattro presidenti dell’Anas con una galleria di 6 chilometri scavata e rimasta grezza dal 2004 e un altro pezzo di strada a 4 corsie che finisce nel vuoto a Mercatello sul Metauro. Tutte cose così: di settimane in mesi, di mesi in anni, di anni in decenni. Vale la pena di rinfrescarsi la memoria con lo studio perché è arrivata l’ora delle secchiate di acqua gelata. Difronte al Nord che drena soldi in continuazione, le regioni diligenti come le Marche hanno pagato un dazio enorme e progressivamente crescente. 

Ancora Cottarelli: « La crescita della produttività del settore privato potrebbe essere frenata anche dall’assenza di adeguati collegamenti infrastrutturali tra le diverse aree del paese. L’accessibilità di un territorio può infatti avere un impatto significativo sulla performance delle imprese che vi risiedono, vista la quasi inevitabile interazione che le imprese, soprattutto di una certa dimensione, devono avere con altre regioni italiane e con l’estero». E come stanno le Marche a produttività? In assoluto ci salviamo anche se la stagnazione degli zero virgola ha lasciato spazio alla stagione dei meno. Ma in termini relativi è un disastro: « Le imprese della regione Marche - analizza Cottarelli - sembrano scontare un gap non solo rispetto alla regione più produttiva, la Lombardia (-32 per cento), ma anche rispetto alla media nazionale (-16 per cento)». Naturalmente il gap infrastrutturale è in ottima compagnia, analizza il rapporto. L’altra scimmia sulla spalla che mette il bavaglio alle Marche è « la scarsa efficienza della pubblica amministrazione nell’erogazione dei servizi. Stando ai dati di Ambrosetti, ogni anno le imprese italiane sostengono oltre 57 miliardi di euro di costi diretti legati ai rapporti con la PA, risorse che se impiegate in attività produttive potrebbero generare fino a 20 miliardi di maggior valore aggiunto (l’1,2 per cento del Pil)». E in questo caso come stiamo messi? «Se l’efficienza media della pubblica amministrazione fosse pari a quella della regione intesta alla classifica, l’Emilia-Romagna, mantenendo la composizione settoriale attuale le imprese marchigiane potrebbero beneficiare in media di un livello di produttività più elevato del 7-9 per cento; considerando solo le imprese che operano nei settori maggiormente dipendenti dalla pubblica amministrazione (agricoltura, elettricità e gas), questo aumento sarebbe ancora più elevato (10-14 per cento)».

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