Pesca e caro gasolio, Ancona verso un nuovo stop. San Benedetto resta in mare, oggi la decisione definitiva

La flotta di pescherecci di Fano
La flotta di pescherecci di Fano
di Emidio Lattanzi
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Martedì 7 Giugno 2022, 08:08 - Ultimo aggiornamento: 14:40

ANCONA - La marineria di Ancona potrebbe tornare a fermarsi. San Benedetto, almeno per il momento, no. Il vero verdetto arriverà questa mattina al termine delle rispettive aste dei mercati ittici dei due porti, ma il quadro della situazione sembravano averlo già chiaro, ieri, i rappresentanti delle due marinerie, le uniche delle Marche a sospendere lo sciopero e ad uscire in mare. Il bicchiere, in entrambi i casi, è tutt’altro che colmo, ma nel capoluogo dorico è mezzo vuoto, nel Sud delle Marche invece si tende al mezzo pieno.

«Niente di sconvolgente - precisa Pietro Ricci, uno dei marittimi del porto sambenedettese - ma stiamo pescando e non possiamo lamentarci né sento lamentele dai colleghi che stanno lavorando più al largo». Da Ancona, invece, Apollinare Lazzari sembra quasi pentito di essere tornato ad accendere i motori dei pescherecci: «Il pesce è poco e così non vale la pena - afferma -. Dovremo fare i conti ma da quello che vedo il gioco non vale la candela». 


La decisione
Lazzari non esclude, di conseguenza, un nuovo stop anche perché (questo non lo dice ma è effettivamente la situazione reale) le pressioni dall’esterno sono tante. “Schiacciato” tra Civitanova e Fano il porto di Ancona è l’unico del centro nord della regione ad aver riattivato i motori e gettato le reti. Ma non soltanto dai porti marchigiani arrivano le sollecitazioni ad riprendere lo sciopero. Abruzzo, Molise e soprattutto la Puglia guardano alle Marche come ad una sorta di anello debole di una catena che, stando alle intenzioni di due settimane fa, avrebbe dovuto paralizzare l’economia ittica nazionale. Insomma la giornata di oggi sarà decisiva per capire cosa accadrà nei prossimi giorni in mare e a terra. Non fa eccezione l’altro porto che si è sganciato dallo sciopero: quello di San Benedetto. Da lì, ad ogni buon conto, precisano che lo stato di agitazione resta (anche perché non si è risolto ancora nulla), e che queste nuove uscite in mare rappresentano soltanto una prova finalizzata a valutare se, diminuendo lo sforzo di pesca, il mercato possa in qualche modo correggere le perdite del caro gasolio. 


Le pressioni esterne
Ma anche in questo caso occorrerà valutare quanto peso potranno avere i buoni propositi e quanto, invece, le pressioni che arrivano dalle altre marinerie anche dopo l’incontro di Roma terminato con un nulla di fatto. I marittimi non sono infatti stati neppure ricevuti dai vertici del Ministero e della Direzione Nazionale della Pesca, ma il messaggio è stato molto chiaro: nessun aiuto e nessuno sgravio, al momento, per fare fronte al caro gasolio.


Il silenzio di Roma
Un messaggio che ha diviso gli animi tra chi di fronte a questo rifiuto ha trovato un motivo per andare avanti a oltranza nella protesta e chi, invece ha deciso di ritornare in mare per cercare di salvare il salvabile. «In quest’ultima settimana sono stati fatti passi avanti importanti – spiega tuttavia Coldiretti Impresapesca - con il ministero che ha comunicato la firma del decreto che permetterà alle imprese di presentare le domande per ottenere il contributo del fondo filiere da 20 milioni di euro». Nel frattempo, l’agenzia delle entrate ha rilasciato i codici per la compensazione del credito d’imposta per il primo trimestre 2022. Insieme a questo si procederà ad utilizzare le risorse del fondo Feamp per compensare i maggiori costi sostenuti dalle imprese in questi mesi. 

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