Marche, cambia la sanità: 5 aziende provinciali più Torrette e Inrca, via l'Asur. Dal raduno del centrodestra ecco cosa accadrà

Domenica 14 Novembre 2021 di Andrea Taffi
Il sindaco di Ascoli Marco Fioravanti, il presidente della giunta regionale delle Marche Francesco Acquaroli e il commissario di Fdi Marche Emanuele Prisco

ANCONA - «Scusi, per Pontida?». L’assessore Castelli abbassa il finestrino del Suv scherzando con il deputato del Carroccio, Mauro Lucentini. Ore 10.30, villa Gens Camuria, a un passo dal casello di Ancona Sud va in onda il raduno della maggioranza: invitati assessori, consiglieri regionali e per l’occasione vengono chiamati anche i sindaci dei comuni più importanti. Primo ad arrivare alle 10 è proprio Lucentini insieme al sindaco di Montegranaro Ubaldi: presenza che dà nell’occhio, all’inizio, quella del deputato, in quanto non invitato in senso stretto.

 

Poi il mal di pancia («Perché lui sì e noi no?» gira nel tam tam dei whatsapp) si stempera quando a ruota si presentano anche l’onorevole Albano (Fdi) e più tardi il collega leghista Patassini (Lega). Insomma, bene anche così, all’insegna dell’ “abbondiamo” nasce il confronto periodico che il governatore Acquaroli ha voluto per fare squadra. 


Stavolta ci sono tutti
Diversamente da Fiastra stavolta ci sono quasi tutti, compresi soprattutto i commissari: unico assente è il sottosegretario forzista Battistoni che delega il neo-vice Donati. La convocazione 10-17 si incastra con gli impegni degli assessori che vanno e vengono. C’è Prisco, terzo ad arrivare alle 10.05 («sono uno svizzero umbro, io, ma alle 14 scappo»), c’è Saccone (Udc), prima di pranzo si unisce Marchetti (Lega). I sindaci ci sono tutti tranne Parcaroli impegnato per il taglio del nastro di Villalba: alle 11 timbrano i top Fioravanti (Ascoli), Olivetti (Senigallia), Ciarapica (Civitanova) e Signorini (Falconara). 


La legnata di San Benedetto
Qualcuno, in tema, chiosa sulla legnata presa a San Benedetto, un autogol peggio del rigore sbagliato da Jorginho contro la Svizzera. Acquaroli compare alle 11 mentre si consuma la fase più ghiotta, quella delle chiacchiere prima della liturgia degli interventi degli assessori. Argomenti ascoltati: i critici puntano sulla annunciata rivoluzione dei capidipartimento che alla fine è diventato un basso turnover con quattro dirigenti su sei rimasti mentre i governisti sottolineano le competenze e il rigore dei confermati di cui c’è bisogno per far viaggiare veloce la macchina. Altro tema, l’ospedale di Pesaro: la scelta di Muraglia scontenta i puristi che volevano Case Bruciate per lasciare le briciole al Pd mentre i risultatisti sottolineano la chiusura del progetto ospedale unico portando a casa il tesoretto necessario da ridistribuire sul territorio. 


La scelta per il porto
Terzo tema: è blindata la scelta del nuovo presidente del porto Garofalo? I più vicini ad Acquaroli fanno l’occhietto, come a dire: stavolta zero problemi. Ma qui si discute di atti, decisioni, nomi e cognomi mentre un mese fa si era ancora nei discernimenti del caso. Altro sta per arrivare, dicono tutti in coro.


L’agenda aperta
«Prima questa regione era dimenticata - dirà Prisco - ora si parla di modello-Marche. Si lavora e si va avanti. Il mio voto alla giunta è positivo». Anche Marchetti è stimolato: «Bene far ascoltare la voce dei sindaci ai legislatori della Regione, sono la nostra prima linea. Sono soddisfatto per un’azione che incide e che vorrei incidesse sempre di più». Donati raccomanda «di portare i risultati ottenuti sul territorio, dare risalto». I fari sono tutti sul piano socio sanitario e sull’assetto che sembra ormai scelto per le aziende sanitarie: via Marche Nord e Asur, cinque aziende provinciali, restano Torrette e Inrca. Non una rivoluzione, anche qui, ma una mediazione tra estremi. In questo si può dire che è già la Regione di Acquaroli

Ultimo aggiornamento: 15 Novembre, 08:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA