Ai saluti il direttore Inps Fabio Vitale che ha scoperchiato il bluff del reddito di cittadinanza

Martedì 23 Febbraio 2021 di Andrea Taffi
Ai saluti il direttore Inps Fabio Vitale che ha scoperchiato il bluff del reddito di cittadinanza

ANCONA - Un anno, poco più. Ma che anno. Con le Marche regione di eccellenza per l’erogazione della cassa integrazione Covid. E prima in Italia per aver attivato i controlli sistematici sul reddito di cittadinanza in un apparato burocratico a maglie larghissime dal quale sono passati centinaia di furbetti.

 

C’è bisogno di un aggiornamento sotto la fotografia dell’Inps Marche: sta per cambiare il direttore regionale dell’ente di via Ruggeri. Fabio Vitale infatti, sta per passare alla direzione regionale Umbria: è atteso a Perugia per il primo marzo. Gli restano pochi giorni ad Ancona e, a giudicare dalle decine di messaggi di commiato ricevuti fin qui dai dipendenti, saranno molto intensi. Vitale ha risposto a un bando nazionale con il quale la direzione centrale metteva in palio alcune direzioni di prima fascia e alcune posizioni apicali in direzione centrale. «Mi hanno preso per l’Umbria - dice Vitale al telefono - e io ho accetatto». Vitale, 59 anni, infilerà così la sua quinta direzione regionale. 


Romano, ha deciso per ragioni familiari, dice, l’Umbria gli garantisce una maggiore vicinanza a casa. «Un’ora in mezzo in meno di trasferta mi fa comodo - dice il dirigente -. Sul piano umano, sono emozionatissimo. Ho visto l’attaccamento delle persone, credo mi sia stata riconosciuta una leadership istituzionale. Non viviamo un mondo semplice: forse per carenze del Paese c’è bisogno di chi si faccia carico dei bisogni delle persone e sia capace di soddisfarli. Oltre a un senso di appartenenza e orgoglio. Ho cercato di vivere questo incarico in un’ottica di crescita generale, per tutti. Cercando di essere il primo nel dare l’esempio. Volevo che i collaboratori sapessero che c’era un direttore in grado di farsi carico delle loro esigenze professionali indicando loro la strada». Vitale non ha una vita semplicissima alle spalle: era uscito da Roma con l’etichetta di “allontanato” per aver indagato sul caso del direttore generale Inps che aveva affidato la ristrutturazione di casa sua all’azienda che dallo stesso d.g. aveva ricevuto appalti quando eraalla guida del Lazio .

«Ma io avevo solo risposto a una richiesta di approfondimenti - spiega - del magistrato della Corte dei conti addetto al controllo interno e del collegio dei sindaci. Si è formato un pregiudizio senza motivo». Ora qualcuno teme che la task force sul reddito di cittadinanza nelle Marche possa rallentare un’azione che ha smascherato le lacune macroscopiche di un sistema nato per aiutare e che invece ha prodotto disparità: «Perché non è stato fatto altrove? Magari altri lo hanno fatto ma non in maniera sistematica come da noi. Sono emerse lacune normative e una percentuale elevatissima di gente che non aveva requisiti per percepirlo, è un’attività che continuerò anche nell’altra regione. Per me è motivo di orgoglio avere messo al centro della discussione un argomento chiave anche delle politiche governative». 


Ma la soddisfazione di Vitale è un’altra, se possibile, e va ancora più indietro nel tempo. La sua personale medaglia è avere portato le Marche al top nelle classifiche di rendimento nell’erogazione della cassa integrazione nei mesi del Covid e del bistrattatissimo lavoro a casa: «Segreti? Nessuno, io ho puntato sulla partecipazione motivazionale dei dipendenti con la creazione dei laboratori professionali tra tutti i responsabili territoriali delle Marche. In queste sedi si è allestita una relazione formativa che coinvolgesse tutti e tenesse alto il livello di partecipazione». 

 

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