Saltamartini a tutto campo: «Preoccupano gli asintomatici. Il Covid hospital? Ancora no»

Domenica 18 Ottobre 2020 di Maria Teresa Bianciardi
Saltamartini a tutto campo: «Preoccupano gli asintomatici. Il Covid hospital? Ancora no»

ANCONA  - Nelle Marche a preoccupare il sistema sanitario sono soprattutto gli asintomatici, cioè chi ha contratto il virus ma non manifesta i sintomi della malattia. Lo conferma l’assessore regionale alla Sanità, Filippo Saltamartini, appena terminata la conferenza Stato-Regioni. «La situazione nelle Marche è ancora sotto controllo - sottolinea - ma a preoccupare fortemente sono le persone che senza saperlo possono trasmettere il Covid in famiglia, alle persone più fragili come gli anziani». Una situazione d’allerta generale che ha scatenato una corsa alla prenotazione di test rapidi e tamponi presso i laboratori privati, andati un overbooking da giorni. 

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Saltamartini da quando si è insediato nel nuovo ufficio ha tenuto una serie di riunioni no-stop per cercare di prendere subito in mano la situazione e per correggere il tiro su alcune anomalie burocratiche segnalate dagli addetti al settore. Ma al momento no, di riaprire il Covid hospital non se ne parla. «La speranza è di riuscire a contenere l’avanzata del virus senza essere costretti a mettere in moto la struttura alla fiera di Civitanova. Non siamo come a marzo, questo va assolutamente spiegato». Prevenzione, tamponi e misure per evitare contatti a rischio, le strategie messe in campo anche dal governo nazionale che si appresa a varare un nuovo Dpcm, che conterrà limitazioni stringenti anche per la vita quotidiana. In particolare si sta ragionando sulla chiusura anticipata di bar e ristoranti in un orario ancora da decidere tra le 22 o le 23 e divieto di circolazione dei cittadini alla stessa ora, limitazioni dell’attività di palestre, inizio delle lezioni alle 11 per gli studenti delle scuole superiori e smart working al 75%. E la serrata dei locali prima della mezzanotte è la parte più ostica da affrontare, quella che ha fatto ingaggiare un braccio di ferro tra il governo e le Regioni, molti delle quali hanno sottolineato che il provvedimento non andrebbe applicato a quei gestori che hanno sempre rispettato le regole anti Covid.

Insomma un decreto in bilico tra il rigore anti-contagio e la paura di una nuova crisi per il mondo del lavoro, prima di tutto ristoranti e palestre. Così le trattative sui provvedimenti da inserire nel nuovo Dpcm vanno avanti ad oltranza anche se si attende una conferenza stampa del premier già per questa sera. Il documento è ancora incompleto, soprattutto per cercare la più ampia condivisione possibile con le Regioni, pronte a tendere una mano e ancora convinte dell’idea della didattica a distanza alle superiori. Ma proprio per gli istituti secondari è spuntata anche l’ipotesi di un ingresso alle 11: questo consentirebbe di alleggerire il peso sui trasporti pubblici la mattina presto, evitando assembramenti alle fermate e davanti alle scuole. 

Le Regioni in particolare hanno chiesto di incontrare il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, per affrontare definitivamente la questione in attesa del passaggio definitivo con il governo, affinché venga messo nero su bianco nel nuovo decreto senza fraintendimenti. Ma a fare le spese delle nuove misure potrebbero essere anche il settore del gioco legale e le attività sportive. Dall’ipotesi più restrittiva della chiusura di tutte le palestre e piscine a quella di vietare solo gli sport di contatto praticati in modo dilettantistico. Il governo in pratica è orientato a intervenire «adesso con più forza sulle cose non essenziali» per evitare di dover incidere in futuro su lavoro e scuola.

 

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