Ryanair, il manager Mauro Bolla: «Nelle Marche si riparte con un +30% rispetto al 2019»

Ryanair, il manager Mauro Bolla: «Nelle Marche si riparte con un +30% rispetto al 2019»
Ryanair, il manager Mauro Bolla: «Nelle Marche si riparte con un +30% rispetto al 2019»
di Maria Cristina Benedetti
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Venerdì 8 Luglio 2022, 03:30

ANCONA - Fedele al fascino discreto, Ryanair vola alto sulle Marche. Mauro Bolla segue la rotta: «È dal 1999 che operiamo qua. Con continuità. Il brand non è mai uscito dall’aeroporto Sanzio». Il manager, responsabile Italia della compagnia aerea low cost irlandese, punta dritto sulla linea d’orizzonte del futuro: «Da questa estate supereremo i livelli pre-Covid: 30% in più rispetto al 2019».

 
Uno scatto inaspettato? 
«No, durante i periodi più bui della pandemia abbiamo continuato a investire. Quella cifra è una proiezione sull’anno fiscale, che va da aprile a marzo».
Le cifre, secche? 
«Trasporteremo 235mila passeggeri da e per le Marche lungo quattro rotte: Germania, Regno Unito, Polonia e Belgio, che cubano 30 voli a settimana».
D’inverno il palinsesto si ridurrà?
«Verrà meno l’offerta della Germania, al momento. È un tempo in divenire. La nostra forza è quella di far viaggiare tutto l’anno. Un impegno che, sullo scalo di Falconara, genera un indotto di 170 persone: addetti alle valigie, servizio catering, check in».
Una regione che cerca di superare un atavico isolamento infrastrutturale, Ryanair che si mette al fianco. La vostra ricetta? 
«Flessibilità, costi bassi, collegamenti diretti, connettività. Solo tratte internazionali».
Mi perdoni, ascolti il brano di sottofondo che accompagna la nostra conversazione. È “La dolce vita” di Fedez. Canta “so che non hai visto le Hawaii. Dirotteremo Ryanair”.
«Buffa coincidenza, non trova?».
Anche questo è marketing. 
«Le assicuro che non abbiamo suggerito nulla al rapper. Non scherziamo con la sicurezza a bordo». 
Tornando a noi? 
«Il vostro territorio è molto bello e i nostri aerei non trasportano solo persone. La sintesi: la nostra compagnia è un network importante, attraverso il quale i nomi di Ancona e delle Marche circolano nei 225 aeroporti dei 36 Paesi che serviamo. Questa sì che è una strategia di marketing». 
Se la gioca alla grande con le cifre. 

«Posso continuare. Siamo i numeri uno in Europa e anche in Italia. La nostra quota di mercato al Sanzio è di oltre il 40%. Sempre garantendo la formula del point to point, senza passare per altri scali». 
Siete stati un modello che ha consentito di aprire i collegamenti dell’aeroporto a grandi hub internazionali. Quanto avete contribuito a generare turismo nelle Marche e a farle conoscere all’estero? 
«Dal 1999 abbiamo movimentato 3,7 milioni di passeggeri: stimiamo che il nostro impatto su pernottamenti e spese di soggiorno abbia prodotto sul territorio 320 milioni di euro. Dato considerevole». 
Avete reso centrali luoghi apparentemente marginali, come questa terra orlata di Adriatico, a basso flusso di persone. La lezione da replicare?
«La vera domanda è se si può fare di più e come».
La risposta?
«Vorrei ricordare che delle quattro rotte marchigiane, quella nuova per Cracovia è stata introdotta nell’inverno del ‘21 e confermata in estate, in seguito a una misura strutturale ideata dal governo per superare le difficoltà indotte dal diffondersi del Coronavirus». 
In pratica?
«Ha offerto agli aeroporti, con meno di un milione di passeggeri in transito all’anno, di cancellare, per cinque mesi, l’addizionale comunale: 6,5 euro che ognuno deve pagare. Il ricavato va all’Inps, per la cassa integrazione».
Una misura di sviluppo.
«Esatto. Abbiamo scritto al premier Draghi affinché la riproponga per tutte le compagnie e per tutti gli scali. In caso la richiesta venga accettata, siamo disposti a mettere in pista altri 40 aeromobili, in tutta Italia, oltre ai 90 della nostra flotta. Tradotto: 20 milioni in più di viaggiatori all’anno, per 1.500 nuovi posti di lavoro». 
Come trasformare il sostegno passivo in occupazione: lo declini sulle Marche.
«Di certo genererà dei vantaggi, ma ancora non abbiamo ottenuto risposte». 
Ormai i costi dei low cost non sono in grado di essere coperti dalle tariffe. Scioperano i piloti che vogliono maggiori diritti e retribuzioni. È un modello finito?
«No. Noi abbiamo 3mila dipendenti più i 40mila dell’indotto».
E per chi non ha visto le Marche, dirotteremo Ryanair.
«Non c’è bisogno, noi ci siamo. Da 23 anni».
 

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