Il climatologo Fazzini: «Un giorno di pioggia ogni sette, è così che inaridiscono i terreni. Si va verso la desertificazione»

Il climatologo Massimiliano Fazzini
Il climatologo Massimiliano Fazzini
di Martina Marinangeli
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Mercoledì 1 Giugno 2022, 02:10 - Ultimo aggiornamento: 15:22

ANCONA - Massimiliano Fazzini, climatologo dell’Università di Chieti e, in precedenza, di quella di Camerino, le precipitazioni sono ormai da tempo ridotte al lumicino: si può parlare di un’emergenza siccità nelle Marche?
«Innanzitutto, va premesso che ci sono due tipo di siccità: quella stagionale, che è normale si verifichi nei mesi estivi in aree a clima mediterraneo, e quella prolungata negli anni, causata dalla mancata ricarica nei mesi piovosi».

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Quale delle due stiamo vivendo?
«Considerando che il vero clima mediterraneo è quello del sud Italia e del Tirreno, mentre nell’area dell’Adriatico è più continentale, direi la seconda. Negli ultimi tre anni, tra la fine dell’autunno e l’inverno, è piovuto il 40-50% in meno rispetto al passato. Anche le nevicate, condensate in soli 10 giorni, si sono sciolte in conseguenza di un innalzamento delle temperature arrivato subito dopo».


Quali sono le conseguenze?
«Se la ricarica delle falde e degli invasi non si verifica, o lo fa in maniera parziale, si va incontro all’inaridimento dei terreni e, a lungo termine, alla desertificazione».


Le Marche stanno andando verso la desertificazione?
«Da questo punto di vista, le Marche sono fortunate perché hanno un’enorme potenzialità di acqua dove ci sono gli acquiferi carbonatici, ovvero nei Sibillini. Quindi nel sud della regione sono messi meglio. Il problema è capire se il trend di scarsa piovosità è costante o passeggero».


Ad oggi, cosa possiamo dire?
«Negli anni ‘80-‘90, si registrava un giorno di pioggia ogni cinque. Da allora ad oggi, il rapporto è sceso ad uno ogni sette giorni, dunque significa che da ormai molti anni ci sono solo 50 giorni piovosi all’anno. Peraltro, sempre più spesso si tratta di pioggia irregolare, come nel caso dei nubifragi. Se dipende dai cambiamenti climatici, tra 10-15 anni le riserve idriche potrebbero segnare gravi criticità. Non possiamo più permetterci di sprecare l’acqua».


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«Inutile sperare in un’estate piovosa: non abbiamo possibilità di avere perturbazioni intense. Però va detto che, nel medio versante Adriatico, a marzo ed aprile si sono registrate temperature tra le più basse d’Italia. Anzi, aprile è stato il terzo mese più freddo negli ultimi 40 anni. In questo contesto preoccupante, le Marche stanno messe meglio di altre regioni».


Questa siccità perdurante è dovuta ai cambiamenti climatici, a suo avviso?
«Per dirlo con certezza, serve la statistica, che ancora non abbiamo. Gli anni caratterizzati da questo comportamento nelle precipitazioni sono troppo pochi per affermare con certezza che la causa siano i cambiamenti climatici».


A cos’altro potrebbe essere dovuta?
«Potrebbe anche dipendere dallo sfruttamento del suolo, come nel caso della cementificazione. Di sicuro, il problema è antropogenico».

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