Rischio effetto domino nelle altre province dopo il caso-Ancona: il risveglio di Macerata

Martedì 23 Febbraio 2021 di Martina Marinangeli
Rischio effetto domino nelle altre province dopo il caso-Ancona: il risveglio di Macerata

ANCONA  - Un tasso di incidenza sopra i 250 casi ogni 100mila abitanti ed un tendenziale di crescita importante già da metà gennaio. Sono questi i due elementi che hanno reso la provincia di Ancona osservata speciale e che hanno spinto il Servizio salute della Regione a portare avanti un’analisi capillare comune per comune, fino ad individuare i 20 in cui il tasso di incidenza fosse sopra soglia o il tendenziale di crescita destasse preoccupazione. 

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Città che, da oggi, sono in zona arancione. Una combo che per ora non si è verificata nella altre province marchigiane, ma con i dovuti distinguo. Nel Maceratese, per esempio, è vero che il tasso di incidenza è stabilmente sotto i 250 casi per 100mila abitanti da inizio gennaio, ma il trend è in crescita: nelle ultime due settimane si è passati dal 136,42 al 150,57. In diversi Comuni si è registrato un aumento sia nel numero dei casi positivi che in quello delle persone in quarantena. Per fare degli esempi, il comune di Pollenza, che conta circa 6500 anime, registrava 33 casi positivi e 119 in quarantena lunedì 15 febbraio: una settimana più tardi, i positivi sono saliti a 42, mentre è sceso ad 86 unità il dato sui casi in isolamento. Nella cittadina di Esanatoglia – poco meno di 2mila abitanti – si è passati da 39 a 48 per quanto riguarda i casi positivi e da 43 a 74 per le quarantene. Dati in crescita anche a Corridonia (da 59 a 62 per i positivi e da 109 a 132 per i casi di isolamento). 

Tendenziale in crescita anche nel Fermano, dove il tasso di incidenza è passato da 122,86 nei sei giorni dall’1 al 6 febbraio al 64,05 registrato tra l’8 ed il 13, per poi risalire a 100,15 tra il 15 ed il 20. Nel capoluogo si registrano, a ieri, 107 casi positivi e 200 persone in quarantena, dati entrambi in decrescita rispetto al lunedì della scorsa settimana, mentre è nel comune di Monte San Pietrangeli (quasi 2400 abitanti) che aumentano sia i positivi (da 18 a 26) che le quarantene (da 50 a 77). Flette invece il trend della provincia di Pesaro, che nella prima ondata era stata la più duramente colpita. 

Una decrescita costante da inizio mese che ha portato il tasso di incidenza da 142,22 della prima settimana, al 136,05 della seconda, al 128,75 di quella che si è appena conclusa. Nel capoluogo sono crollate le quarantene nel giro di una settimana (passate dalle 909 del 15 febbraio alle 627 di ieri) e, in generale, più o meno tutti i singoli Comuni seguono il trend di decrescita generale della provincia. Si registra un aumento di positivi – a distanza di una settimana – solo nel piccolo comune di Serra Sant’Abbondio (meno di 1000 anime), con i casi positivi che passano da 15 a 21, mentre le quarantene restano stabili a 40 unità. A presentare la condizione migliore è, al momento, quello di Ascoli Piceno, che ormai da molte settimane ha un tasso di incidenza stabilmente – e di parecchio – sotto i 250 casi. Prendendo in esame il mese di febbraio, si è passati da 95,55 della prima settimana, all’87,79% di quella dall’8 al 13 febbraio. Dato sceso ulteriormente la scorsa settimana, quando si è assestato all’81,49. 

L’unica volta in cui la provincia ascolana ha registrato un tasso di incidenza “preoccupante” è stato nella settimana tra il 7 ed il 13 dicembre, quando ha segnalato un 210,02. Ma a parte quest’unico picco, ormai lontano nel tempo, i numeri del contagio sono stati sempre molto contenuti. Tra le ragioni di una situazione così tanto più critica nell’Anconetano rispetto alle altre province potrebbe anche essere imputabile ad una maggiore presenza della variante inglese - che corre più veloce rispetto al ceppo originario – benché sia stata rilevata in tutti i territori. Nell’ultimo mese, ne sono stati rilevati, per la precisione, 87 campioni. Ogni settimana, viene fatto un prelievo random tra i casi positivi e, nell’ultima, la mappatura ha riscontrato 30 casi di variante inglese nella provincia di Ancona a fronte dei 23 totali nelle altre quattro province messe insieme. Chiaro è che il sequenziamento viene fatto nei cluster dove c’è una probabilità maggiore di riscontrarla.

 

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