Parola d'ordine "coesione" per il debutto in aula di Acquaroli: «Marche, basta disgregazione»

Martedì 20 Ottobre 2020 di Martina Marinangeli
Parola d'ordine

ANCONA - Parola d’ordine: coesione. Nella regione al plurale, quasi una mission impossible, ma è proprio attorno ai concetti di ricucitura degli strappi e di riequilibrio territoriale al di là dei campanili che il governatore Francesco Acquaroli ha fatto ruotare il suo discorso d’insediamento.

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Dopo l’elezione scontata del presidente dell’assemblea (l’osimano Dino Latini), circa 38 minuti di arringa dallo scranno di presidente, durante i quali ha lanciato appelli all’unità «al di là dell’appartenenza politica» ed al lavoro di squadra, rivolgendosi all’opposizione ma anche ai suoi. Per adesso Mangialardi non ci sente: «È stato banale, vedremo le azioni nel merito».

 
I tempi lo richiedono
Fare sintesi, perché i tempi lo richiedono: una mano tesa affinché «le istituzioni siano unite per dare risposte all’altezza in un momento difficile». Mentre parla, guarda uno ad uno i consiglieri seduti in un emiciclo blindato dal plexiglas. Ed elenca, senza entrare troppo nello specifico, i temi cardine che caratterizzeranno il quinquennio sotto la sua egida, inevitabilmente segnato dalla pandemia. Auspica un Consiglio monotematico sull’emergenza sanitaria, «per raccogliere proposte che restituiscano sicurezza, soprattutto alle fasce deboli». Lavoro di squadra, appunto, perché «sono giusti i momenti, anche aspri, di confronto tra parti politiche diverse, ma è nostro dovere dare una visione condivisa», il leitmotiv del suo discorso. 
Il sentimento percepito
Le ragioni, le ha comprese bene durante la campagna elettorale, quando «ho potuto notare un diffuso sentimento di disgregazione, una disaffezione dalle istituzioni che in una regione di piccole dimensioni è ancora più grave. Si riaccendono i campanilismi, mentre noi vogliamo invertire questa tendenza». Le Marche al plurale, ma declinate al singolare, «con una visione unitaria, a cominciare dall’includere i territori di confine che più scontano i problemi atavici delle Marche: la carenza di infrastrutture (materiali e immateriali), lo spopolamento delle aree interne, la mancanza di servizi». Una volontà di sintesi che abbraccia le regioni limitrofe, con cui «possiamo fare massa critica nei confronti del governo nazionale». Il new deal regionale sarà tarato su tre temi: scuola - «punto cardine per una ripresa, soprattutto nelle aree del sisma -, sanità («non può essere un servizio con cittadini di serie A e di serie B, ma elemento fondamentale del riequilibrio del territorio») e trasporto pubblico locale. Poi l’accento cade sul ruolo del capoluogo regionale, a cui va riconosciuta «la valenza di punto di riferimento di tutti i marchigiani, perché diventi un motore di sviluppo, in particolare in settori come il turismo e con infrastrutture importanti come porto e aeroporto». Non a caso, tutte deleghe che ha scelto di avocare a sé. Ed ancora, il riequilibrio territoriale, partendo dal presupposto che «le aree interne non sono un problema, ma sono un’opportunità» e che la partita principale si giocherà sulla «ricostruzione, per la dignità di chi vive in quei territori». 
Una legge urbanistica
In tal senso, Acquaroli ha anche sottolineato l’esigenza di una nuova legge urbanistica «che possa portare un riequilibrio nell’asse costa-entroterra». Poi i grandi classici: dallo sviluppo economico post crisi, con «programmazione dei fondi europei e del Recovery fund da fare insieme, e con una revisione del bilancio pubblico basata sulle priorità», al «linguaggio più accessibile delle istituzioni». Un passaggio veloce su turismo ed agricoltura, per poi approdare alla «lotta alla povertà» ed alla «massima vicinanza alla disabilità». «Un ultimo pensiero – ha concluso il presidente – alle persone malate, a chi soffre, ai sanitari sempre in prima fila, ai giovani perché, con il nostro aiuto, recuperino una visione del futuro che possa farli decidere di restare nella loro terra».

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