Riforma sanitaria delle Marche, respinti gli emendamenti sul fine vita

Riforma sanitaria delle Marche, respinti gli emendamenti sul fine vita
Riforma sanitaria delle Marche, respinti gli emendamenti sul fine vita
di Martina Marinangeli
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Giovedì 4 Agosto 2022, 02:45 - Ultimo aggiornamento: 17:20

ANCONA - La giornata era di quelle da scendere in trincea con l’elmetto. Le opposizioni imbracciando mitragliatrici caricate ad emendamenti. La maggioranza con gli scudi levati, pronta a bocciarli tutti. Nel fuoco incrociato, la legge 128 ad iniziativa della giunta che si propone di rivoluzionare il sistema sanitario, spacchettando l’Asur in cinque Aziende sanitarie territoriali dotate di personalità giuridica ed inglobando Marche Nord nell’Ast di Pesaro Urbino.

Il dibattito in Consiglio regionale sulla pdl è partito martedì, ma considerando che il documento si compone di 50 articoli, corredati da quasi 170 emendamenti, due giorni non sono bastati per dipanare la matassa e si ritorna sui banchi di Palazzo Leopardi alle 9 di questa mattina, con l’ipotesi di proseguire anche domani se la discussione in aula dovesse andare troppo per le lunghe.

La battaglia

Alle 19 di ieri, il bollettino dava 25 articoli approvati su 50. La metà esatta. Le ragioni dei tempi dilatati sono legate alla battaglia feroce che si consuma tra due visioni - quelle della maggioranza e delle opposizioni - completamente diverse in materia di sanità. Emblematica in questo senso è stata la bocciatura dei tre emendamenti presentati da Pd, Movimento 5 stelle e RinasciMarche sul tema del fine vita. «All’articolo 2 - spiega il primo firmatario per il gruppo Pd, Fabrizio Cesetti - dicono che il Servizio sanitario regionale promuove, tra le altre cose, l’integrazione di cure palliative nei percorsi assistenziali per garantire continuità ed appropriatezza delle cure a malati inguaribili a fine vita. Ho aggiunto che va promosso, in questo conteso, anche l’adempimento delle disposizioni della sentenza della Corte costituzionale del 2019 sul fine vita (quella sul caso di dj Fabo, ndr). Secondo me, il fatto che non lo preveda, espone questo articolato ad una questione di illegittimità costituzionale. Non solo è stata persa un’occasione - conclude - ma è stata fatta una gravissima omissione».

Volano stracci

Nel dibattito fiume di quasi 8 ore non sono poi mancati i momenti ad alta tensione, con bordate volate da una parte all’altra dell’aula. Come il siparietto tra il vicepresidente della giunta Mirco Carloni ed il consigliere dem Romano Carancini. Sullo sfondo, il fatto che nell’articolato si citi la sola Università Politecnica delle Marche tra gli atenei di riferimento. In primo piano, la bacchettata di Carloni all’avversario politico che criticava a microfono spento il suo intervento: «Non siamo al mercato del pesce», lo redarguisce dagli scranni dell’esecutivo. Botta e risposta completato da Carancini: «Tu sei un “pesciarolo” e lo dico in senso positivo, perché a me il pesce piace». Sipario. C’è stato poi il casus belli - subito rientrato - del nome della consigliera dem Manuela Bora cancellato da tutti gli emendamenti. In un primo momento era sembrato potesse essere letto come uno strappo con il gruppo - all’interno del quale i nervi sono parecchio tesi - ma in realtà si è trattato di un disguido di natura tecnica, tanto che la consigliera, in aula, ha votato a favore degli emendamenti. Un caso che ha cercato di montare anche il centrodestra - che sa bene quanto precari siano gli equilibri all’interno del Pd - ma che poi si è risolto in una bolla di sapone. Oggi inizia la terza puntata della saga sulla riforma sanitaria, definita «epocale» dalla relatrice di maggioranza e coordinatrice di Fratelli d’Italia Elena Leonardi. To be continued.

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