Passa dopo la maratona la legge rifonda-Regione: ecco quali sono i dirigenti in bilico

Giovedì 29 Luglio 2021 di Martina Marinangeli
Passa dopo la maratona la legge rifonda-Regione: ecco quali sono i dirigenti in bilico

ANCONA - Ci sono volute qualcosa come 20 ore, distribuite in due sedute del Consiglio regionale, ma alla fine è stata approvata a maggioranza (con 18 voti favorevoli e nove contrari) la legge che riorganizza la macchina amministrativa di Palazzo Raffaello. Norma che dà all’ente una struttura spiccatamente piramidale al cui vertice viene posta la figura del Segretario generale. Ruolo attualmente ricoperto da Mario Becchetti. Con il disco verde all’articolato, parte il valzer dei dirigenti regionali e, nelle prossime settimane, verrà deciso chi di loro mantenere nel proprio ruolo e chi accompagnare alla porta. 

 

Il destino

Il destino di qualcuno, tuttavia, pare essere già segnato. Il provvedimento approvato ieri in Aula aggiorna la legge regionale del 2001 e trasforma gli attuali Servizi in Dipartimenti, riducendoli di numero: da un massimo di 15 si passa ad un massimo di 10. Considerando che nell’attuale assetto amministrativo, i Servizi sono 12, per la logica della proporzione, i Dipartimenti dovrebbero essere sette, ma c’è ancora una trattativa in corso all’interno dell’esecutivo su questo punto. 

Le direzioni e i settori

Vengono poi istituiti Direzioni e Settori con determinati ambiti operativi. L’articolato prevede anche un incremento delle funzioni del Segretario generale che, tra le altre cose «nomina e revoca gli incarichi dirigenziali dei direttori di dipartimento» ed indica le materie di competenza dei dipartimenti. «Un provvedimento che rende più snella ed efficiente la macchina regionale – il commento dell’assessore al Personale Guido Castelli –. L’ultima legge di riorganizzazione era del 2000: l’abbiamo aggiornata e modernizzata, depurandola dalle norme superate». «Un modello più adeguato per affrontare le sfide con cui dovrà confrontarsi l’Ente nei prossimi mesi», l’osservazione del governatore Francesco Acquaroli. Posizione diametralmente opposta quella delle minoranze, che hanno votato compatte contro la pdl dopo essersi viste respingere in toto i 126 emendamenti proposti. 

L’one man show di Cesetti

A guidare la carica il Pd, con il consigliere Fabrizio Cesetti che ha definito l’articolato «la norma salva-Becchetti. Una legge scritta con l’evidente obiettivo di sanare la nomina (ritenuta illegittima dai dem, ndr) dell’attuale segretario generale che avrà carta bianca su tutto, con attribuzioni di enormi poteri e autorità, ma senza alcuna autorevolezza».

L’attacco frontale

Un attacco frontale che cela il tentativo di colpire dove fa più male. A ragione o a torto, il Pd vedrebbe in Becchetti l’anello di congiunzione tra l’attuale governo e quell’area del Fabrianese che in passato ha sostenuto Gian Mario Spacca. Scardinare questo asse, facendo saltare l’attuale segretario generale (già capo di gabinetto di Spacca), farebbe tremare il terreno sotto i piedi della maggioranza. Se i democrat centreranno o meno l’obiettivo, lo scopriremo solo vivendo. Intanto, la legge ha incassato il parere negativo anche del M5s, che con la sua capogruppo Marta Ruggeri ha espresso «forti dubbi su trasparenza e criteri per la nomina del segretario generale», paventando anche un aumento dei costi per l’ente. 

Scintille Ciccioli-Bora

Durante il dibattito di ieri, non sono mancate le scintille, come quelle innescate dal pesante intervento del capogruppo FdI Carlo Ciccioli mentre si discuteva sull’articolo riguardante la parità di genere: «all’interno della vecchia giunta regionale, se ci fosse stata una minore presenza femminile e magari qualcuno più competente, forse l’amministrazione non avrebbe cambiato colore e forse avrebbe funzionato meglio. Questo è dedicato alla consigliera Bora». Parole a cui ha fatto seguito la piccata replica dell’ex assessora dem. 

Il riassetto

Archiviata la pratica, si diceva, ora parte il riassetto vero e proprio. Le quotazioni della dirigente al Bilancio Maria Di Bonaventura sono ampiamente in salita e la sua riconferma è data quasi per certa. Buone anche quelle di Nardo Goffi il cui servizio (Tutela del territorio) potrebbe inglobare quello della Protezione civile nel nuovo corso dei Dipartimenti, facendo saltare David Piccinini. C’è anche l’ipotesi di istituire un dipartimento Welfare che unisca lavoro, istruzione e sociale. Di sicuro, uscirà di scena Giovanni Santarelli, che sta dirigendo il servizio Politiche sociali a titolo gratuito da pensionato. In picchiata le quotazioni di Piergiuseppe Mariotti (Personale).

 

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