Il Pd chiude le porte a Mancini e ritenta con M5S che dice no. Acquaroli nel suo porto sicuro

l Pd chiude le porte a Mancini e ritenta con M5S che dice no. Acquaroli nel suo porto sicuro
l Pd chiude le porte a Mancini e ritenta con M5S che dice no. Acquaroli nel suo porto sicuro
di Luigi Benelli
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Venerdì 24 Luglio 2020, 05:35

PESARO - Alleanze, porte chiuse o ammiccamenti. Prima uscita pubblica dei quattro candidati alla presidenza della Regione a Pesaro, in un dibattito organizzato dalla Confapi alla Poderosa di Pesaro. A confrontarsi Maurizio Mangialardi, candidato Pd per il centrosinistra, Francesco Acquaroli candidato Fdi per il centrodestra, Gian Mario Mercorelli per il M5s e Roberto Mancini di Dipendedanoi. Il tema di un accordo tra M5S e Pd è sempre al centro del dibattito. Mangialardi ha detto che «c’è un programma, su cui ci si può confrontare. Governiamo insieme, abbiamo avuto un rapporto importante con l’Europa. Ricadranno in questa regione risorse considerevoli e penso che ci possa essere l’occasione per loro di partecipare a un governo di prospettiva. Se poi dovessero fare altre scelte noi andremo avanti con determinazione e con un governo di grande visione». 

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Ma il pentastellato Mercorelli ha sottolineato di «essere stanco di raccontare che a Roma ci sono altre dinamiche per governare insieme. Qui non ci sono gli estremi. Si deve convenire sul programma e sulla volontà di discontinuità. E invece vediamo i soliti personaggi candidarsi. Serve un cambio di ritmo e noi siamo innovazione, pronti a ricominciare da capo». Anche per Mancini è stata l’occasione di guardare al Pd.

Svelando un contatto inedito. «C’è stata interlocuzione per proporre una coalizione di centrosinistra. Ma abbiamo trovato una porta chiusa. Consegnare le Marche all’estrema destra non ci piace, ma serve una sintesi. Se ci fosse la volontà di avviare una coalizione con basi concrete di programma e di candidati, siamo ancora pronti al dialogo». Intanto il candidato presidente Acquaroli, con il centrodestra compatto, si è subito concentrato sul futuro delle Marche: «Serve una visione imprenditoriale. La sfida per superare la crisi è l’innovazione digitale, la semplificazione, la sinergia di Pmi, grandi imprese e startup. Le statistiche ci dicono che le Marche tra 10 anni perderanno 100 mila abitanti. Significa che non c’è stato coinvolgimento dei territori. Noi siamo pronti ad affiancarci ai cittadini e imprenditori per lanciare un governo forte e di sviluppo».

Anna Rita Ioni ha moderato il dibattito, incentrato sull’economia, mentre Francesco Vitali, referente provinciale Confapi ha sottolineato che Pesaro «ha un forte tessuto di piccole e medie imprese ma è in difficoltà. Gli imprenditori hanno voglia di fare e di essere ascoltati». Mangialardi ha spiegato che occorre «approfittare delle tante risorse disponibili e farci trovare pronti per rispondere su temi importanti come quelli delle infrastrutture a partire da opere come la Fano-Grosseto per cui serve però un commissario capace. Poi la Salaria, i caselli autostradali, la ferrovia e le dorsali adriatiche. Con queste risorse possiamo dare una risposta vera».

Per Mercorelli la strada del rilancio è «l’internazionalizzazione. Le Marche hanno eccellenze a tutti i livelli con distretti autosufficienti ma che non accedono al mercato globale. Servono centri di consulenza per i bandi europei. Dobbiamo fare sistema per lo sviluppo di una regione ignota ai più». Mancini ha sottolineato che «non possiamo lasciarci andare alle tendenze predatorie del mercato. Serve un coordinamento per non aspettare i capitali stranieri. E l’economia è anche lotta alla povertà, dove la cooperazione delle aziende è possibilità di recuperare il valore del made in Marche». 

Acquaroli ha parlato di Decreto rilancio e sottolineato che «la Regione non può sostituirsi alle banche ma può snellire il peso e il costo della burocrazia». Infine un cenno sull’ospedale unico di Pesaro. Per Acquaroli è un «sì al nuovo ospedale, ma no a quello unico». Per Mancini «non si possono smantellare i presidi territoriali». Per Mercorelli «unico no, ma sì alle specializzazioni». Mangialardì ha detto sì al progetto ospedale unico Marche Nord.

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