L'invito alle amministrazioni: «Chi percepisce il reddito di cittadinanza ora può lavorare per il Comune»

L'invito alle amministrazioni: «Chi percepisce il reddito di cittadinanza ora può lavorare per il Comune»
L'invito alle amministrazioni: «Chi percepisce il reddito di cittadinanza ora può lavorare per il Comune»
di Martina Marinangeli
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Giovedì 2 Giugno 2022, 02:00 - Ultimo aggiornamento: 19:09

PESARO - Percettori del reddito di cittadinanza? «Li facciano lavorare i Comuni, la legge lo consente». A lanciare l’appello è il consigliere regionale Giacomo Rossi (Civici Marche), che ricorda come, per effetto di un decreto del Ministero del Lavoro, siano stati istituiti i Puc-Progetti utili alla collettività, progetti a gestione comunale rivolti ai beneficiari del sussidio.

«Nell’ambito del Patto del Lavoro e dell’inclusione sociale – ricorda Rossi – i percettori sono tenuti a svolgere progetti nel Comune di residenza per almeno otto ore a settimana. I progetti potranno riguardare sia una nuova attività sia il potenziamento di un’attività esistente e dovranno svilupparsi in cinque diversi ambiti: culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e della tutela dei beni comuni». 

La chiamata

Nell’osservare come «una città di quasi 100mila abitanti come Pesaro, solo 4 percettori siano stati coinvolti», Rossi fa sapere di aver «inviato una Pec per risegnalare e ricordare questa opportunità a tutti i comuni marchigiani, cogliendo l’occasione per invitare le amministrazioni che ancora non lo avessero fatto, ad approfittare di questa misura (nel limite delle rispettive possibilità tecnico/logistiche e finanziarie), anche e soprattutto nel rispetto di quei cittadini che, lavorando, pagano di fatto con le loro tasse i precettori del reddito di cittadinanza». C’è però chi questa strada la già imboccata. Come il Comune di Ancona, che ne ingaggia ben 30 per attività complementari ai servizi di igiene urbana e verde Pubblico in centro e al Piano. L’ok ai Puc era arrivato dalla giunta Mancinelli a marzo e nelle settimane successive l’iniziativa è stata messa a punto dagli uffici comunali.

Le finalità

Nel caso del capoluogo dorico, il progetto ha una doppia finalità: da un lato, si offre la possibilità al destinatario del progetto di attivarsi concretamente a favore della collettività di cui fa parte, superando in questo modo dinamiche puramente assistenziali e stigmatizzanti, anche nell’ottica di un futuro inserimento in un contesto lavorativo. Dall’altro, attraverso la cura dei beni pubblici, si supporta un miglioramento del decoro urbano, godibile anche da parte di tutti gli altri cittadini e visitatori della città. In questa fase è previsto l’utilizzo dei 30 beneficiari del Reddito di cittadinanza per 8 ore settimanali «da svilupparsi su due mattine a settimana e da articolarsi nell’arco di un trimestre per ciascun gruppo/partecipante - viene specificato nella determina - L’orario di svolgimento del percorso sarà modulato in 4 ore da svilupparsi nelle mattine del martedì e del giovedì», spiega il recente decreto dell’amministrazione dorica. La metà dei 30 soggetti impiegati (seguendo una rotazione in base al periodo e alle finalità del progetto) sarà individuata dalla direzione Politiche sociali del Comune e gli altri 15 dal Centro per l’Impiego.

Nei mesi scorsi i Puc erano stati attivati o si era deciso di attivarli anche nei Comuni di Ascoli Piceno (progetti per circa 100 persone), Cerreto d’Esi, Tolentino, Fano, Osimo, Castelfidardo, Falconara, Urbino, Fabriano, Macerata, Fermo. Un progetto perfettamente in linea con il decreto del ministero del Lavoro che, tra le altre cose, prevede come, in caso di mancata adesione al patto da parte di uno dei componenti il nucleo familiare, si perda il sussidio. Sono però escluse dai patti per l’inclusione sociale alcune categorie, come gli occupati con reddito da lavoro dipendente superiore a 8.145 euro o autonomo superiore a 4.800 euro, gli studenti, i beneficiari della pensione di cittadinanza, gli over 65, le persone con disabilità, i componenti della famiglia che hanno carichi di cura verso bambini piccoli o disabili  I progetti dovranno essere individuati a partire dai bisogni e dalle esigenze della comunità. Il catalogo spazia dall’ambito culturale a quello sociale, passando per ambiente, attività artistiche, formazione e tutela dei beni comuni.

Le attività - non retribuite - non devono però coinvolgere i beneficiari del reddito di cittadinanza in lavori o opere pubbliche, né le persone coinvolte possono svolgere mansioni in sostituzione di personale dipendente dall’ente pubblico (o dell’ente gestore nel caso di esternalizzazione di servizi) o dal soggetto del privato sociale. 

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