Il rebus della quota rosa in giunta è la partita più ostica per Acquaroli

Martedì 29 Settembre 2020 di Martina Marinangeli
Il rebus della quota rosa in giunta è la partita più ostica per Acquaroli

ANCONA - Tre assessori alla Lega, due a Fratelli d’Italia ed uno a Forza Italia. Due dal collegio di Ancona, due da quello di Pesaro, uno dal Maceratese ed uno dall’Ascolano. Nel giorno dell’incontro con Giorgia Meloni sono questi i due piani che devono incrociarsi nella composizione della giunta Acquaroli e, nelle valutazioni, la ripartizione geografica avrebbe la precedenza su quella politica.

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Il neo governatore sta studiando il modo migliore per combinare i due aspetti ed oggi si confronterà con la leader di partito per iniziare a tracciare un quadro da sottoporre poi agli scalpitanti alleati. Una questione è però emersa nel frattempo: la carenza di quote rosa, rompicapo che sta mandando in tilt gli schemi di gioco. In generale, la doppia preferenza di genere inserita nella legge elettorale non ha dato i risultati sperati: su 30 consiglieri eletti a palazzo Leopardi, solo otto sono di sesso femminile. E di queste, solo tre appartengono alla maggioranza: Chiara Biondi per il Carroccio, Elena Leonardi in quota Fdi e Jessica Marcozzi di Fi. 

Al momento, però, nessuna delle tre ha quotazioni particolarmente alte per un posto in giunta. La prima, dal collegio di Ancona, sconterebbe l’inesperienza in campo amministrativo, la seconda potrebbe invece restare schiacciata nelle dinamiche di partito. Quanto a Forza Italia, a breve ci sarà una call con Silvio Berlusconi a cui prenderanno parte i commissari regionali del partito: quello marchigiano, Francesco Battistoni, starebbe pensando di sottoporre al leader una rosa di nomi composta dal sindaco di Colli al Metauro Stefano Aguzzi – rimasto fuori dall’emiciclo per uno “scherzo” del meccanismo elettorale -, il coordinatore provinciale di Ancona ed ex consigliere regionale, Daniele Silvetti (anche lui tra i non eletti) e, appunto, Jessica Marcozzi, unica quota rosa. Ma la sfida vera è tra i primi due, entrambi molto apprezzati da Acquaroli. Ed a seconda di chi sceglierà il governatore, cambieranno i contorni dell’Esecutivo. Partiamo dai nomi che ad oggi vengono dati per certi. Guido Castelli, targato Fdi, andrà ad occupare la casella di Ascoli, mentre Filippo Saltamartini, Lega, quella di Macerata. Dei due assessorati ipotizzati per il collegio di Pesaro, uno andrà sicuramente al leghista Mirco Carloni, che è anche ad un passo dalla vicepresidenza.

Resterebbero dunque libere le due caselle dell’Anconetano e la seconda del Pesarese. E qui entrano in gioco i pedoni forzisti. Se passa il nome di Aguzzi, la provincia del nord sarebbe completa, mentre in quella dorica lo scenario sarebbe più articolato. Circola il nome dell’ex coordinatore regionale di Fdi Carlo Ciccioli – che però potrebbe essere spostato anche alla presidenza del Consiglio –, così per completare il quadro mancherebbe solo un nome, e dovrebbe essere quello di una donna ed in quota Lega, stando alla suddivisione dei pesi politici del 3-2-1 dell’Esecutivo. Ci sarebbe Biondi, ma le prime proiezioni non la danno favorita, quindi si potrebbe ragionare su un altro esterno da pescare tra le quote rosa. Se invece Acquaroli dovesse scegliere Silvetti, resterebbe scoperto il secondo assessorato da affidare a qualcuno del collegio Pesarese. Anche in questo caso in quota Lega, e tra gli eletti ci sarebbe Luca Serfilippi. 

Oppure potrebbe profilarsi lo scenario in cui Ciccioli siede sullo scranno più alto del Consiglio, l’ex sindaco di Pegola Francesco Baldelli (sempre Fdi) entra in giunta e per l’Anconetano, oltre a Silvetti, servirebbe una donna scelta dalla Lega. Comunque la si giri, l’unico elemento costante pare essere quello dell’irrilevanza della quota rosa. Tutti e tre i partiti vedono negli uomini i nomi forti: Carloni, Saltamartini, Antonini e Lucentini per la Lega. Castelli, Ciccioli e Baldelli per Fdi. Aguzzi e Silvetti per Fi. Nei vari scenari, la quota rosa appare come un’incombenza che ogni alleato cerca di scaricare all’altro, con buona pace della parità di genere.

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