Rumeni, albanesi e asiatici nelle Marche multietniche. Il Rapporto della Caritas: «Il bullismo? Conseguenza della mancata attenzione agli studenti stranieri»

Martedì 14 Dicembre 2021 di Michele Rocchetti
Rumeni, albanesi e asiatici nelle Marche multietniche. Il Rapporto della Caritas: «Il bullismo? Conseguenza della mancata attenzione agli studenti stranieri»

ANCONA Circa 3 mila persone in meno. Il primo dato che salta all’occhio, scorrendo il XXX Rapporto Immigrazione 2021 di Caritas Italiana e Migrantes, presentato ieri al Centro Pastorale dell’Arcidiocesi di Ancona-Osimo alla presenza del vescovo Armando Trasarti e dell’arcivescovo Angelo Spina, è che anche nelle Marche, come in tutto il resto d’Italia, il 2020 ha fatto registrare un calo (-2,7%) delle presenze straniere, passate da oltre 130 mila a 127.104. Effetto della pandemia, ma non solo.

 

 
Le differenze
Per esempio è un fenomeno comprovato che, col tempo, la popolazione straniera lungo residente assuma modelli di vita propri della popolazione autoctona. E infatti anch’essa, come quella italiana, ha iniziato a fare meno figli. Però il Covid ha certamente esasperato alcune fragilità, cosa che non ha ridotto i nuovi arrivi, rimasti suppergiù costanti, ma ha indotto alcuni degli stranieri residenti in Italia a tornare al proprio paese. Tali fragilità sono spesso figlie della mancanza di una rete familiare. Per questo la Caritas si propone di andare oltre il mero assistenzialismo, per promuovere una serie di iniziative indirizzate ad un maggiore coinvolgimento degli immigrati nella vita di comunità. La maggior parte degli stranieri residenti nelle Marche provengono dall’Europa (52,5%), ma forte è anche la presenza di asiatici (21,7%) e africani (19,9%), mentre coloro che provengono dal continente americano sono soltanto il 5%. La nazionalità più rappresentata è la rumena (16,9%), seguita da quella albanese (10,6%). Oltre la metà (54,4%) sono donne. Il 16% di essi è occupato nell’agricoltura, il 10,5% nell’industria e il 7,7% nei servizi. In particolare sono molti quelli che lavorano come Care Giver e nel settore Turismo e Ristorazione.


La pandemia
Il lockdown ha messo in crisi questi ultimi settori, mentre chi è impiegato nei primi due è spesso soggetto a fenomeni di sfruttamento. Uno dei primi obiettivi delle Caritas diocesane è perciò quello di aiutare gli immigrati a trovare un lavoro dignitoso, che garantisca una crescita economica inclusiva e duratura, coinvolgendo anche i tanti microimprenditori stranieri già attivi sul nostro territorio. Un altro dato su cui porre attenzione sono i 24.452 studenti di origine straniera, pari all’11,5% del totale, presenti nelle nostre scuole. Secondo i membri della Caritas i recenti fenomeni di bullismo sono conseguenza della mancata attenzione verso di essi ed è quindi necessario trovare loro spazi di dialogo, espressione e partecipazione alla vita civile, nonché promuovere tra gli insegnanti una formazione specifica. Fondamentale è però anche l’ascolto e il coinvolgimento degli adulti. Ma per fare questo è necessaria la collaborazione delle istituzioni, che, presenti ieri nelle persone del viceprefetto di Ancona Simona Calcagnini e della funzionaria della Regione Marche, Susanna Piscitelli, non si sono tirate in dietro, annunciando un’intensificazione dei rapporti coi rappresentanti del terzo settore.

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