Paolo Crepet: «Le Regioni non investono in servizi psichiatrici. Ma la follia più grave è l'indifferenza»

Paolo Crepet: «Le Regioni non investono in servizi psichiatrici. La follia più grave? L'indifferenza»
Paolo Crepet: «Le Regioni non investono in servizi psichiatrici. La follia più grave? L'indifferenza»
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Mercoledì 3 Agosto 2022, 02:30 - Ultimo aggiornamento: 17:30

Paolo Crepet, psichiatra, sociologo ed educatore: com’è possibile che chi ha disturbi mentali noti alle strutture pubbliche possa essere lasciato libero di arrivare fino ad uccidere una persona?
«Me lo chiedo anche io. Se c’è una persona mentalmente molto sofferente, è ovvio che questa condizione non compaia o sparisca per magia. I gravi disturbi psicologici sono evidenti e persistenti. È compito del servizio psichiatrico non solo diagnosticare il disturbo, ma anche individuare la giusta terapia e valutarne eventualmente il successo».

 
In alcuni casi, i soggetti psichiatrici che poi si sono macchiati di omicidio erano affidati alle cure della famiglia: può bastare?
«Una famiglia può dare affetto e complicità, ma non può sostituirsi ad una terapia. Si deve poter avvalere dell’aiuto di un servizio psichiatrico, per esempio di un’Asl o di un privato».


È questo l’anello debole nella catena gestionale dei casi psichiatrici?

«Se le Regioni non hanno investito nei servizi territoriali, questo è il risultato. Se non ci sono servizi adeguati a disposizione delle persone, mi sembra evidente che la responsabilità sia regionale».


Servizi di che tipo?
«Penso ad esempio ai day hospital, un servizio molto efficace perché permette alla persona bisognosa di rimanere in casa, ma con un aiuto diurno da parte di professionisti. Ce ne sono? A mio avviso pochissimi. C’è un assessore regionale e va chiesto a lui perché ce ne siano così pochi. Sarebbe un aiuto anche da un punto di vista economico perché il day hospital costa molto meno di un ricovero ospedaliero. Farebbe anche risparmiare lo Stato. Ma non è l’unica opzione».


Cos’altro servirebbe?
«Faccio un altro esempio: esistono servizi “crisi” per gli adolescenti? Se sì, bene. Se no, mi chiedo perché. E non mi si risponda che ci sono i reparti di neuropsichiatria infantile, perché quelli sono un’altra cosa. Un soggetto, per esempio, di 17 anni, che non rientra nei servizi di psichiatria degli adulti e di infantile non ha più nulla, dove va? Ho realizzato progetti di questo tipo in diverse regioni, ma siamo da capo a dodici».


La ragione della carenza di questa tipologia di servizi può essere legata al fatto che le malattie psichiatriche tendono ad essere sottovalutate rispetto a quelle fisiche?

«Spero di no. Il dolore che può provare una persona con disturbi psichici è enorme. Se così fosse, non ne capirei il motivo».


Nel dibattito su questi temi c’è sempre chi propone di riaprire i manicomi: cosa ne pensa?
«Ho lavorato nei manicomi e nella mia vita vorrei non vederli mai più. Sono stati luoghi di tortura. Se qualcuno, compresa la politica, ha tanta nostalgia di riaprirli, sappia che così facendo calpesta i diritti della persona. Sarebbe molto più utile realizzare i day hospital, oppure avere servizi territoriali funzionanti che permettano visite a domicilio in breve tempo. Quella che pensa ai manicomi è una mentalità medievale». 


Negli ultimi anni sono aumentati i casi di omicidi perpetrati da persone con disturbi mentali?
«Gli omicidi, nel 99,9% dei casi, sono perpetrati da persone sane di mente. Se poi qualcuno utilizza la malattia per avere sconti di pena, è un altro paio di maniche. Mi permetto di aggiungere una cosa».


Prego.
«La follia grave è l’indifferenza. Solo che gli indifferenti non sono seguiti da servizi psichiatrici. Ma sono pericolosi, forse anche di più».

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