La protesta del Gruppo Solidarietà: «Nelle Rsa visite con il contagocce e non si rispettano le regole»

Martedì 10 Maggio 2022 di Maria Teresa Bianciardi
La protesta del Gruppo Solidarietà: «Nelle Rsa visite con il contagocce e non si rispettano le regole»

ANCONA  - In alcune Rsa delle Marche le visite ai parenti ospiti nelle strutture si effettuano attraverso un vetro e altre prevedono solamente incontri settimanali limitati e brevissimi. Il timore che il Covid possa entrare nuovamente all’interno della residenze socio assistenziali contagiando le persone fragili che vivono tra quelle mura, induce ad una prudenza che supera anche le regole imposte dal governo.

 


A tal punto che molti familiari hanno iniziato a lamentare l’impossibilità di tornare ad incontrare i propri cari con l’allentamento delle misure anti virus. Una protesta che si è trasformata in una lettera formale da parte del Gruppo Solidarietà alla Regione Marche e all’Asur, mentre è stato interessato della vicenda anche il garante dei cittadini, Giancarlo Giulianelli. «Chiediamo alle istituzioni regionali di non continuare a guardare da un’altra parte rispetto alla situazione di isolamento che vivono da oltre 26 mesi circa 10mila persone non autosufficienti ricoverate nelle residenze della regione Marche. Perché - domanda il Gruppo Solidarietà - non si è stato in grado di intervenire in maniera formale affinché sia almeno rispettato l’accesso minimo previsto dalle disposizioni nazionali?».

Dal 10 marzo e fino alla fine dell’anno infatti possono effettuare le visite a parenti o amici tutti coloro in possesso di un Green Pass rafforzato ottenuto dopo aver fatto la terza dose. Accesso consentito anche chi ha completato il ciclo vaccinale primario (o è guarito dal Covid) da meno di sei mesi ed quindi è in possesso di un super Green Pass. 


Le nuove regole però prevedono che, salvo diverse indicazioni specifiche del direttore sanitario (legate, per esempio, a un eventuale nuovo peggioramento della situazione epidemiologica), i pazienti possono ricominciare a ricevere le visite dei propri familiari per almeno tre quarti d’ora al giorno. Evidentemente rimarca il Gruppo «si ritene che l’isolamento non incida sulla qualità di vita delle persone. Fermi, evidentemente, ad un obsoleto modello biomedico. Oppure, non lo vorremmo pensare, ritenete anche voi che le strutturali difficoltà di personale di molte strutture renda inopportuno che i cari possano recarvisi con continuità e rendersi così conto delle difficoltà di assicurare adeguati livelli di assistenza. Presidente Acquaroli, assessore Saltamartini, airettrice Storti, qualcuno sta effettivamente, monitorando quanto avviene? Per quale motivo non viene rispettata l’indicazione di accessi anche giornalieri fino a 45 minuti contenuti nelle pur inadeguate disposizioni ministeriali?»

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