​Busilacchi dai dem ad Articolo 1 e (forse) ritorno: «Per lo stallo Pd serve più politica, avere due candidati non è un male»

Giovedì 6 Gennaio 2022 di Andrea Taffi
Busilacchi dai dem ad Articolo 1 e (forse) ritorno: «Per lo stallo Pd serve più politica, avere due candidati non è un male»

Gianluca Busilacchi, è contento per questo annunciato ritorno di Articolo 1 nell’alveo del Pd?
«Farei due premesse. La prima è che la politica non si smette mai di fare, io sono ancora nella segreteria nazionale di Articolo 1, ho fatto iniziative in presenza sulla Sanità in giro per l’Italia. Ma sono tornato anche a pieno regime al mio lavoro all’Università».

 

 
E la seconda?
«Che ancora di certo non c’è niente. La manovra di avvicinamento è in atto da un anno. La partecipazione alle Agorà è un segnale chiaro, noi da tanto tempo diciamo che vorremmo costruire un grande partito insieme al Pd. Dopodichè vediamo come andranno le Agorà».
Ciò detto? E’ un momento favorevole per ricostruire dopo aver preso cappello perché non c’erano le basi per andare avanti?
«Di sicuro è un momento molto diverso rispetto alla fase che ha contraddistinto la nascita di Articolo 1. È passata un’epoca rispetto al 2017, il Pd di adesso è più inclusivo, è più facile dialogarci rispetto all’epoca in cui c’era il grido ‘Fuori, fuori’, da alcune parti c’è quasi una cacciata per chi aveva idee diverse, erano mal tollerate. Oggi il partito fa le Agorà, si vuole confrontare in modo largo nel centrosinistra. Per noi che, pur piccoli, abbiamo sempre avuto l’ambizione di costruire una casa comune, questo scenario va benissimo».
Calando queste considerazioni nel quadro regionale in cui l’input nazionale sembra continua a cercare, senza fortuna, una soluzione unitaria?
«A livello locale il dialogo c’è sempre stato. Abbiamo fatto la coalizione in quesi tutte le realtà. Con moltissime persone e dirigenti locali ci lega una storia ricca, spesso di amicizia. Purtroppo io credo che il problema sul tavolo nei partiti locali sia figlio di un cambiamento della politica. Oggi la poltiica è una cosa diversa e quando c’è una crisi derivante da una sconfitta elettorale, o cose di questo genere, c’è una situazione di stallo come accaduto nelle Marche che è una cosa che mi dispiace».
Come se ne esce?
«Molto semplicemente con più politica, non con un discorso di correnti o personalismi. Dunque confronto sulle questioni reali dei cittadini. Su questo confronto spero che si possa costruire la classe dirigente del centrosinistra marchigiano del futuro. Tanto prima o poi anche nel Pd ci sarà un congresse e si formerà un nuovo gruppo».
Più politica significa che in questo momento si è caduti molto in basso, addirittura troppo.
«Che il gruppo dirigente si possa scontrare sui leader non è uno scenario nuovo, c’è sempre stato. Quando c’è solo questo perché manca un confronto politico più esteso allora si rischia di finire in stallo. Lo dico da osservatore esterno: mi piacerebbe che il confronto tra i due eventuali candidati del Pd avvenisse su due visioni di come organizzare il partito. Nulla di male, anzi mi sembrerebbe una cosa sana».
Quindi nessun Pd guarito, o mai ammalato per dirla con D’Alema o Letta.
«Il modo migliore di guarire è guardare al futuro e cercare di agire perché ci vengono richieste unità e concretezza. Se si guarda al passato ognuno può avere cose da recriminare».

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