Congresso Pd, chi l’ha visto? Il partito non esce dal guado. Letta vorrebbe una donna al vertice nelle Marche, ecco cosa frena la decisione

Enrico Letta
Enrico Letta
di Martina Marinangeli
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Domenica 20 Febbraio 2022, 09:10

ANCONA - Il congresso che non c’è. Dopo vari rinvii, confronti e proclami, il Partito democratico non riesce ancora ad uscire dalle sabbie mobili in cui è impantanato ormai da mesi. L’ultimo episodio degno di nota è stato l’incontro al Nazareno di fine gennaio, quando il coordinatore della segreteria nazionale Marco Meloni ed il commissario per le Marche Matteo Mauri hanno caldamente raccomandato ai candidati in pectore Augusto Curti ed Antonio Mastrovincenzo di trovare un accordo tra loro che portasse ad una candidatura unitaria.

Altrimenti, l’alternativa proposta da Roma è stata quella di un congresso unitario in cui tutti convergano sul nome di Irene Manzi, che rappresenta perfettamente l’identikit della figura che il segretario nazionale Letta vorrebbe alla guida del partito nelle Marche. Insomma, l’opzione di un vero congresso con le primarie – tradizionalmente fonte di sanguinose lacerazioni interne – non sembra essere la più quotata, per usare un eufemismo. 


Gli schieramenti
Dal 24 gennaio, tra lo schieramento che sostiene Curti e quello capitanato da Mastrovincenzo si sono intensificate le comunicazioni per arrivare ad un possibile - ma non semplice - accordo. Tra le ipotesi circolate, una gestione unitaria del partito attraverso una staffetta alla segreteria oppure una spartizione di ruoli (ad uno andrebbe la segreteria, all’altro la presidenza o il ruolo di capogruppo in Consiglio regionale). Ma ancora nulla è stato deciso. Se entro pochi giorni non si troverà la quadratura del cerchio, un intervento da Roma sembra plausibile: a quel punto, si tratterebbe di una decisione calata dall’alto e, con ogni probabilità, la scelta cadrebbe su Manzi. La cosa, tuttavia, creerebbe un certo malcontento nel territorio, che si sentirebbe così esautorato in un passaggio cruciale. Peraltro, in questi mesi, in molti tra le fila di entrambi gli schieramenti hanno chiesto a gran voce le primarie: desiderio che, a questo punto, è improbabile venga soddisfatto. Ora si chiederebbe di incassare anche un nome non scelto dalla classe dirigente locale, ma dal Nazareno (benché quello di Manzi sia un nome trasversalmente apprezzato). Qualunque sia la conclusione di questo romanzo d’appendice, la prossima settimana dovrebbe arrivare ad un capitolo interessante - che racconterà di un patto tra gentiluomini, o di una donna in corsa solitaria verso la guida del partito –: i tempi stringono ed il time out chiamato da Roma causa pandemia ormai non regge più. È giunto il momento di decidere. E dopo un anno e mezzo di segreteria dimissionaria/vacante, sarebbe anche ora.

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