Nel Pd grande sconfitto c'è il sindaco Ricci che punta dritto al dopo-Letta

Nel Pd grande sconfitto c'è il sindaco Ricci che punta dritto al dopo-Letta
Nel Pd grande sconfitto c'è il sindaco Ricci che punta dritto al dopo-Letta
di Martina Marinangeli
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Martedì 27 Settembre 2022, 03:20 - Ultimo aggiornamento: 17:22

C’erano una volta le Marche rosse, con i fortini di Pesaro ed Ancona Stalingrado d’Italia. Poi di tornata elettorale in tornata elettorale, quel colore così acceso ha iniziato a sbiadirsi, fino all’appuntamento con le urne di domenica, dal quale il centrosinistra - Partito democratico in testa - è uscito con le ossa rotte, anche nelle Marche. Lo tsunami del centrodestra ha travolto tutto, lasciando agli avversari solo le briciole. Il Pd non piazza neanche una bandierina nei collegi uninominali - dove si registra il più pesante dei cappotti - ed elegge solo tre parlamentari: Irene Manzi ed Augusto Curti alla Camera, ed il commissario regionale Alberto Losacco (pugliese) al Senato. Non ce la fa neanche il consigliere regionale Antonio Mastrovincenzo, che pure all’uninominale di Ancona qualche chance l’aveva.

Tecnicamente, esprimerà lo stesso numero di onorevoli eletto nel 2018, ma non può essere visto come il proverbiale bicchiere mezzo pieno, dal momento che quella fu una delle tornate peggiori per i dem. A mo’ di esempio, basti ricordare il terzo posto dell’allora ministro dell’Interno Marco Minniti nell’uninominale di Pesaro considerato blindato. Finì dietro il semi sconosciuto Andrea Cecconi del Movimento 5 stelle ed alla candidata del centrodestra Anna Maria Renzoni.


I precedenti


Ed a sottolineare ulteriormente la flessione, oltre alla storia recente, ci pensa la matematica. Se nelle Politiche del 2018 i democrat incassavano nelle Marche 189.847 voti (21,33%), domenica il numero si è ridotto di oltre 30mila unità, piombando a 155.263 voti (20,37%). In mezzo, il risultato storico delle Regionali del 2020 che consegnò le redini di Palazzo Raffaello al centrodestra dopo decenni monocolor. E nonostante la debacle, i numeri erano stati comunque più favorevoli di quelli di domenica, con 156.394 ancora disposti a votare Pd allora. La flessione si può leggere anche nelle due roccaforti rosse, dove la corazzata di Fratelli d’Italia non sfonda ma i dem perdono comunque consensi per strada. Nella città di Ancona il Pd prende 11.703 voti (25,02%) - contro gli 11.619 di FdI (24,84%) - ma nel 2018 il totale era stato di 13.375 (25,46%). Stessa storia, diversa latitudine: a Pesaro nel 2018 i dem presero 14.875 voti, mentre domenica la conta si è fermata a 12.700 unità. Benché anche qui, si confermi primo partito, con FdI a tallonarlo con i suoi 12.494 voti. «Una sconfitta dolorosa e pesante - il commento a caldo lasciato sui social dal sindaco di Pesaro Matteo Ricci -. Noi dovremo fare un’opposizione dura, ricostruire e ripensare tutto dal basso». E poi aggiunge: «Non si può che ripartire dai sindaci progressisti e riformisti, dalla sinistra di prossimità. I Comuni sono l’unico livello istituzionale dove governiamo, con il 70% dei sindaci di centrosinistra». Quel famoso partito dei sindaci diventato ormai preponderante all’interno del Pd e che ora, con il segretario Enrico Letta verso l’addio, reclama la guida del Nazareno.


Le evoluzioni


Mentre la nave dem stava affondando, ieri è iniziata a circolare la voce di una candidatura di Ricci al congresso per la segreteria nazionale. A suo favore rema l’essere stato il primo ad includere il Movimento 5 stelle nella giunta a Pesaro, realizzando di fatto quel campo largo che Letta non è riuscito a costruire. Ma sul piatto dei contro, c’è il peso politico non indifferente del governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, tra i papabili per il dopo-Letta. Nell’attesa di capire le evoluzioni nazionali del partito, c’è chi pensa più local come la sindaca di Ancona Valeria Mancinelli, che sottolinea come «per il Pd e tutto il centro sinistra sia arrivato il momento di cambiare sul serio». Rispetto al dato di Ancona città, «la destra è sotto il trend regionale e nazionale e le componenti che sono nella maggioranza di governo sono avanti di quasi otto punti».

Ne consegue che «alle amministrative sarà un’altra storia e sono sicura che Ancona continuerà ad essere amministrata dal centrosinistra». La grande delusa dalle candidature Alessia Morani - non eletta come previsto - pone infine l’accento su una grande verità: «Per la prima volta nella storia, le province del nord delle Marche sono senza rappresentanti di centrosinistra in Parlamento. Un elemento di debolezza». E per concludere, si toglie un sassolino dalla scarpa: «Sulle candidature sono stati fatti degli errori, ma adesso è il momento di ripartire». Parole di distensione che, di solito, nel Pd fanno da prodromo al regolamento di conti interno.

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