Pd, braccio di ferro sulla conferma di Gostoli: ecco come sono schierati i vertici del partito

Domenica 18 Aprile 2021
Giovanni Gostoli

ANCONA -  La vocazione gattopardesca del Pd si insinua tra le maglie di quella rivoluzione che uno si aspetterebbe dopo le pesanti sconfitte elettorali di settembre ed ottobre. Gli otto mesi di stasi - la pandemia, nelle Marche, ha ricoperto ogni afflato di cambiamento come una coltre di neve, mentre a livello nazionale andava in scena il passaggio di consegne tra segretari più veloce del west – hanno comportato un riposizionamento interno di alcuni personaggi in cerca di autore, tanto che ormai è diventato difficile distinguere i confini della vecchia dicotomia tra maggioranza e minoranza. 

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Un rimescolamento delle carte che ha messo sul piatto anche l’ipotesi di una riconferma del dimissionario Giovanni Gostoli alla guida del partito marchigiano. Alla direzione regionale, riunita in videoconferenza venerdì pomeriggio, la segretaria provinciale di Ancona Sabrina Sartini ha fatto il suo nome quale possibile candidato al Congresso che si proverà ad organizzare a giugno (Covid permettendo). Uno snodo cruciale, quello della scelta del segretario, perché nel 2023 ci sono le elezioni Politiche e diventa fondamentale decidere chi sarà il mazziere a dare le carte.

Non è un mistero che nel Pesarese c’è chi sarebbe pronto a sostenere il Gostoli bis - bisognerà vedere l’evoluzione della pax armata tra Ceriscioli e Ricci per capire quanto nutrita sarà la pattuglia – ed il capogruppo regionale Maurizio Mangialardi in più di un’occasione si è speso per il segretario uscente. C’è però una corposa fronda del Pd che proprio non vuol sentire parlare di una riconferma e, anzi, chiede che Gostoli ceda già da ora le redini, a favore di un “comitato di garanzia” espressione di tutti i territori.

Un gruppo dirigente pro tempore che traghetti i dem al Congresso. A farsi portavoce della proposta è stato venerdì il consigliere regionale Romano Carancini, che ha sottolineato la necessità di un cambio di passo immediato perché «la situazione non è più accettabile. Se Gostoli ama il partito, deve avere il coraggio di mettersi da parte. Il gruppo consiliare non può essere lasciato solo a fare opposizione a questa pericolosa destra che governa la Regione: serve il sostegno di un partito forte e legittimato. Ora a guidarlo c’è invece una segreteria dimissionaria che in questi mesi è stata immobile e silente».

Pur con sfumature diverse, hanno condiviso il core del Carancini pensiero i vicini di banco a Palazzo Leopardi Anna Casini, Manuela Bora ed Antonio Mastrovincenzo, in antitesi rispetto alla posizione del loro capogruppo Mangialardi. Sulla linea del cambiamento si forma anche quell’asse che non ti aspetti tra la parlamentare Alessia Morani e l’ex deputato Luciano Agostini, solitamente a distanze siderali, non solo a livello geografico.

 

Ultimo aggiornamento: 16:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA