L’odissea dei viadotti non è finita: ora quanto ci vuole per sostituirli?

Martedì 25 Agosto 2020 di Francesca Pasquali
L odissea dei viadotti non è finita: ora quanto ci vuole per sostituirli?

La buona notizia è che l’abbiamo quasi sfangata. Quella cattiva è che ci sarà da incrociare le dita perché tutto fili liscio, non si sa ancora per quanto. Nei giorni più critici, almeno finora, l’autostrada ha tenuto botta. La provvidenziale riapertura degli ultimi due viadotti ha evitato un’estate da incubo sul tratto marchigiano dell’A14. Non ci fosse stato il dissequestro, le cose sarebbero andate parecchio diversamente. Ma arrivare a inizio stagione col cuore in gola, preparandosi mentalmente al peggio, non è edificante. Non ci abbiamo fatto una bella figura, insomma. E non è la prima volta. 

 
La gara al rimpallo di responsabilità è ormai vecchia. Autostrade per l’Italia che dà la colpa alla burocrazia, rimproverando al Mit di non essere una scheggia. Il ministero che fa melina e non si scapicolla. Di tempi certi non ce ne sono. Tradotto: non si sa per quanto ancora ci sarà da stringere i denti, prima di riavere un’autostrada “normale”. Le Marche stanno in mezzo e guardano. Lo fanno da parecchio e questi sono i risultati. Un territorio tanto bello, quanto diviso. Con un’insanabile frattura tra nord e sud e un campanilismo che non conosce stanca. L’A14 è l’emblema delle due velocità a cui si ostina ad andare la regione dimenticata dalla politica che sta in alto. E le guerre intestine, travestite da autodifese, non aiutato. Perché un conto è fare fronte comune, rivendicando pure il diritto di cambiare idea, e un altro è sparpagliarsi, azzannandosi per perseguire il tanto decantato bene del proprio orticello.

Morale della favola: dopo Porto Sant’Elpidio, in autostrada, cominciano i dolori. E continueranno ancora per un bel po’. Almeno finché i famigerati guardrail non saranno sostituiti. Non sarà questione di settimane e neppure di mesi. La tabella di marcia prevede che il primo viadotto a cui saranno cambiate le barriere sarà il Campofilone (a Pedaso). Questo quando il Provveditorato interregionale per le opere pubbliche darà il via libera al progetto esecutivo. Il Comitato dei relatori si è riunito un mese fa e ha rapportato sul progetto che dovrà essere valutato dal Provveditorato. Il responso sarà poi riferito al Mit che lo trasmetterà ad Autostrade per l’Italia. 

Solo per questo, potrebbero volerci mesi. Dopo il tira e molla con la Procura campana, i progetti degli altri quattro viadotti sono stati ripresi in mano. Definitivi sono quelli per il Vallescura (tra Fermo e Porto Sant’Elpidio) e il Santa Giuliana (a Massignano), esecutivi quelli per il Petronilla (a Porto San Giorgio) e Fosso San Biagio (ad Altidona). Il Mit aveva stoppato tutto dopo aver scoperto che le barriere fonoassorbenti, cioè quelle antirumore, del Santa Giuliana erano dello stesso materiale di quelle messe fuori legge a Genova. 

Aveva, perciò, intimato alla concessionaria di sostituirle, insieme alle altre. Dopo la pausa estiva, l’ingranaggio si dovrebbe rimettere in moto, ma neppure Autostrade si azzarda a ipotizzare una data di fine lavori. Un’odissea che si trascina da quasi un anno. Da quel 4 ottobre in cui la Procura di Avellino sequestrò i cinque viadotti marchigiani, conseguenza dell’inchiesta per la strage di Acqualonga, dove, nel 2013, persero la vita quaranta persone. Un incubo che, a quasi un anno di distanza, non è ancora finito. Per mesi, ogni fine settimana, su A14 e Statale è stato l’inferno. 

Un collo di bottiglia che ha spaccato le Marche, e l’Italia, in due. Ma i viadotti sequestrati sono solo l’ultima stazione della via crucis autostradale. L’anno prima era stato l’incendio nella galleria Castello di Grottammare a scatenare il finimondo. Sei mesi da incubo, prima di tornare a respirare.

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