Il sisma ha distrutto tutto ma il Consorzio di bonifica ora vuole le tasse dal 2016. Lettera-appello alla Regione Marche

Domenica 23 Gennaio 2022 di Maria Teresa Bianciardi
Lavori del Consorzio di Bonifica

ANCONA - Il terremoto del 2016 è stata una catastrofe da cui ancora le Marche si devono rialzare eppure c’è chi ha già cominciato a bussare cassa nelle tasche dei terremotati, chiedendo gli arretrati - dagli 80 ai 400 euro - di quella che è considerata la tassa più iniqua e illegittima dell’ultimo decennio.

A inviare le cartelle esattoriali ci ha pensato il Consorzio di bonifica, che da settembre ha ricordato ai contribuenti nelle zone martoriate dalle scosse il pagamento degli anni 2014-15 ma anche 2016, 2017 e 2018.

 

Nell’Ascolano sono fioccati i ricorsi: una vera e propria class action seguita dall’avvocato Fabio Luzi, su incarico dell’Ugl, per bloccare le richieste di pagamento. 


La questione aperta
La motivazione è doppia. Una parte da lontano, da quando cioè la tassa di bonifica è stata inserita fra le tante gabelle che i proprietari terreni si sono trovati costretti a pagare e su cui pesa anche una sentenza della Corte costituzionale, secondo cui il contributo è illegittimo «se il fondo di proprietà non gode di un effettivo beneficio (non solo presunto, ndr) dall’attività dell’ente». Ma alla base della protesta made in Marche c’è una domanda che ancora non ha trovato risposta. «Il Consorzio di bonifica chiede gli arretrati della tassa ai terremotati - spiega Giuseppe Marucci segretario ascolano dell’Ugl -: ma che lavori ha effettuato dal 2016 al 2018 nel territorio colpito dal sisma diventato zona rossa e quindi inaccessibile a tutti?». 


La protesta
L’indignazione è generale e i cittadini di Arquata del Tronto, Acquasanta Terme, Roccafluvione e Venarotta assieme ad altri borghi del cratere, hanno deciso di rivolgersi alla Commissione tributaria di Ascoli per l’annullamento della tassa di bonifica. «Il contributo - sottolinea l’avvocato Luzi - non può essere sganciato dal beneficio diretto reso all’immobile e al proprietario di un terreno. La partecipazione alle spese deve avvenire solo se c’è un contributo diretto, cosa che non è avvenuta nel cratere del terremoto». Della questione è anche stata interessata la giunta regionale con una lettera appello inviata al governatore e agli assessori di competenza per cercare di ottenere l’esonero dal pagamento della tassa. Nelle fila della maggioranza, in trincea c’è il consigliere Giacomo Rossi (Civiche) che a dicembre ha chiesto la sospensione dell’invio dei bollettini e il congelamento delle cartelle esattoriali ma anche andando a scavare nell’attività del Consorzio di bonifica con una proposta di legge di riforma che da giovedì ha ripreso il suo iter in Commissione con diverse audizioni. 


In prima linea
Invece ad Acquasanta Terme c’è il sindaco Sante Stangoni che sta facendo muro e le sue dichiarazioni rimbalzano con forza dai social alla stampa: «Da quando sono stato eletto - sottolinea il primo cittadino - non è stato mai effettuato un intervento per sistemazione idraulica o per il miglioramento dei letti fluviali da parte del Consorzio di bonifica. E sono sindaco dal 2016. Ritengo una cosa gravissima chiedere il pagamento della tassa a cittadini già pesantemente danneggiati dal sisma, che si sono visti recapitare in queste settimane le cartelle esattoriali da parte dell’Agenzia dell’Entrate per terreni abbandonati o addirittura ridotti a causa dell’erosione. Ho chiesto in Regione l’annullamento di questo contributo. Qualcosa si è mosso, vediamo».

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