Movida sfrenata, risse e vandali in spiaggia: «Effetti da post lockdown? Ma i locali chiudano prima»

Martedì 9 Giugno 2020 di Maria Teresa Bianciardi
Movida sfrenata, risse e vandali in spiaggia: «Effetti da post lockdown? Ma i locali chiudano prima»

ANCONA  - Le ombre della movida ai tempi del Coronavirus somigliano tanto a quelle prima del lockdown: alcol dentro ma soprattutto fuori dai locali, i soliti idioti che si divertono a distruggere le attrezzature degli stabilimenti balneari o a giocare al tiro a segno con le fioriere delle isole pedonali e i ben organizzati che approfittano della confusione per spacciare indisturbati. Ma dopo tre mesi di quiete forzata, le cronache degli ultimi due weekend di libertà ritrovata raccontano una movida più cruenta, di quelle che basta un attimo per far scattare la scintilla e trasformare un diverbio in rissa. È successo ad Ancona, ma anche a Pesaro e a Macerata. A San Benedetto il sindaco Piunti sta riflettendo se sia il caso di effettuare un giro di vite per rendere la città delle Palme più sicura, mentre a Porto San Giorgio c’è chi ha usato anche lo spray al peperoncino per neutralizzare i rivali. Spuntano coltelli, volano pugni, quando va bene la questione viene liquidata con qualche spintone.

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«Ci siamo accorti di questo cambiamento - sottolinea attenta il prefetto di Ascoli, Rita Stentella - e stiamo monitorando la situazione. Non parliamo però di emergenza perché la maggioranza dei nostri ragazzi vive la movida come dovrebbe, senza eccessi e rispettando le regole che il periodo impone. Certo è che dopo tanto tempo chiusi in casa l’euforia delle prime uscite può facilmente degenerare. Noi siamo sempre attenti e con i sindaci e le forze dell’ordine monitoriamo la situazione, aumentando i controlli dove necessario». Anche a Macerata i controlli sono costanti e senza soluzione di continuità. Il questore Antonio Pignataro lo rileva anche con soddisfazione: «A parte l’episodio dei giorni scorsi - evidenzia - non abbiamo avute grosse difficoltà. Alcol e droga? Quando i nostri ragazzi stanno fuori dalla sera alla mattina, dopo la situazione sfugge di mano nonostante i controlli serrati. Lo so che rischio di essere impopolare ma bisognerebbe pensare di chiudere i locali ad una certa ora per far tornare a casa i nostri ragazzi in sicurezza. Invece assieme allo sballo del weekend, spesso le forze dell’ordine devono affrontare anche la tragica conta delle stragi sulle strade».

Pignataro punta sulla prevenzione che deve passare attraverso i ragazzi, ma anche dai genitori. «Poi sarà anche il lockdown, ma queste situazioni estreme esistono da quando esiste la movida». E poiché ai teoremi non si sfugge, anche in provincia di Ancona l’attenzione è massima, visto che lo stop della reclusione è coinciso con l’apertura della stagione estiva e il desiderio di uscire è praticamente raddoppiato. «C’è la voglia di tornare ad aggregarsi, ma bisogna anche rispettare le regole che vietano gli assembramenti - spiega il colonnello Cristian Carrozza, comandante provincia dei Carabinieri di Ancona -. Però rispetto allo scorso anno, almeno nel nostro territorio, non abbiamo notato un particolare aumento di episodi degenerati in violenza. Monitoriamo la situazione con 39 stazioni per 47 Comuni e abbiamo anche città importanti come Senigallia che d’estate raddoppia il numero di abitanti. Ma al momento non c’è motivo di preoccuparci. In ogni caso i controlli continueranno e saranno serrati». Tutte le prefetture sono al lavoro con i comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica, con l’intento di coordinare al meglio i controlli e pattugliamenti sulle strade.

In provincia di Pesaro, per esempio, c’è stata l’intensificazione delle misure di sicurezza sulle arterie principali collegate con le città a vocazione turistica. Anche la città di Rossini, nei giorni scorsi è stata teatro di una maxi rissa con decine di giovani coinvolti. «Non esiste una no fly zone - spiega il prefetto Vittorio Lapolla - ma non farei di un caso una situazione di emergenza. Manteniamo alta l’attenzione, specie nelle zone cosiddette sensibili, e allo stesso tempo facciamo opera di sensibilizzazione». Tutti d’accordo su un fatto: la movida seppur tra mille ombre, si sposta con la mascherina. «Anche i gestori dei locali - spiegano dalla prefettura pesarese - controllano che vengano evitati gli assembramenti e c’è chi si è dotato di personale in grado di gestire bene la clientela anche negli spazi esterni». Insomma le Marche non sono Roma o Milano: in questa regione colpita duramente dal Coronavirus, tra una rissa e l’altra sembra prevalere anche il buon senso. E di questi tempi poco non è.

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