Carloni, idee chiare: «Sì ai rigassificatori ed alle trivelle in mare per salvare le imprese»

Martedì 17 Maggio 2022 di Martina Marinangeli
Carloni, idee chiare: «Sì ai rigassificatori ed alle trivelle in mare per salvare le imprese»

ANCONA  - Per la serie: a mali estremi, estremi rimedi. I rincari sui costi dell’energia stanno strangolando il sistema produttivo e per uscire dal baratro non bastano le misure ordinarie. «In tempi di guerra, serve un’economia di guerra», per dirla con le parole del vicepresidente della Regione Mirco Carloni che, da titolare alla delega allo Sviluppo economico, oltre che alle Fonti rinnovabili, propone una ricetta audace che, se necessario, passa anche per i rigassificatori e le trivelle nell’Adriatico per estrarre il metano.

 

Il postulato è semplice: «altri Paesi stanno facendo andare le centrali nucleari per contenere la speculazione sui prezzi dell’energia. Noi, invece, in questo momento non abbiamo strumenti». A questo assunto si aggancia un corollario che va da sé: «o il governo mette un tetto alla speculazione - come il ministro Cingolani ha più volte detto, ma non ancora fatto - oppure si interviene aumentando la produzione di energia». 


In che modo? «Credo si debba sfruttare tutto ciò che abbiamo per poter rispondere ad un’esigenza energetica e, soprattutto, per contenere i costi - è il Carloni pensiero -. Nell’Adriatico, davanti alla nostra regione, abbiamo delle riserve di metano che non stiamo sfruttando. Anzi, si parla di non rinnovare gli impianti di estrazione, a beneficio dei Paesi frontalieri. Noi non estraiamo un’energia pulita come il metano, ma siamo obbligati a comprare petrolio che arriva da altri Paesi per nave. Anche in un’ottica ecologista, mi pare un’ipocrisia». Una visione che resta coerente con il suo voto contrario, nel 2015, al referendum per abrogare i decreti Sblocca Italia e Sviluppo sulle trivellazioni: un voto in solitaria, mentre tutto il resto del Consiglio regionale si esprimeva per il sì. bloccando di fatto le attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi.

«C’è un impegno a dismettere gli impianti di estrazione di metano nell’Adriatico - prosegue Carloni -: in questo momento mi pare paradossale. Le Marche si faranno capofila per invertire la rotta. La tecnologia si è evoluta ed il rischio di impatto ambientale è molto più alto nel caso di una nave piena di petrolio che si avvicina alle coste, rispetto all’estrazione in mare di un gas naturale. In nome di un ecologismo talvolta solo di facciata, si rischia di fare distorsioni».


A mali estremi, estremi rimedi, ritorna il mantra. E lo stesso discorso vale per i rigassificatori: «usiamo quelli che già abbiamo», come aveva già proposto nel meeting della Commissione Sviluppo economico della Conferenza delle Regioni organizzata la scorsa settimana a Senigallia, alla presenza del ministro Giorgetti. «Viviamo un momento in cui il costo dell’energia rischia di compromettere la nostra capacità di tenere vivo il tessuto produttivo - l’osservazione del vicepresidente -: per le rinnovabili ci vogliono anni, e comunque non rispondono ai quantitativi necessari».

Tanto più che, per l’obiettivo relativo alle rinnovabili dettato dalla Commissione europea – 40% dei consumi finali entro il 2030 – le Marche sono al 17% (in linea con il dato nazionale, ma comunque molto indietro) e scontano una dipendenza energetica al 68%. Inoltre, nel Piano energetico ambientale regionale, in fase di aggiornamento, si evidenzia come l’inefficienza della rete elettrica marchigiana faccia perdere circa il 15% dell’energia rinnovabile prodotta. «Per questo, abbiamo lavorato al potenziamento dell’elettrodotto Fano-Teramo per rafforzare la qualità della rete», conclude Carloni.

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