Matteo Ricci, direzione Ue: «E adesso parte la riscossa. I voti? Un avviso di sfratto a questa giunta regionale»

L’ex sindaco di Pesaro sfonda la soglia delle 100mila preferenze Sulle Regionali 2025 glissa ancora:« C’è già molta carne al fuoco»

I presenti all’hotel Charlie per salutare il sindaco. Matteo Ricci in un momento del suo lungo discorso e tutti gli uomini della sua squadra che per 10 anni hanno lavorato al suo fianco FOTOSERVIZIO BARGNESI
I presenti all’hotel Charlie per salutare il sindaco. Matteo Ricci in un momento del suo lungo discorso e tutti gli uomini della sua squadra che per 10 anni hanno lavorato al suo fianco FOTOSERVIZIO BARGNESI
di Maria Cristina Benedetti
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Martedì 11 Giugno 2024, 02:51 - Ultimo aggiornamento: 12 Giugno, 08:34

Sfonda la soglia delle 100mila preferenze (103.088), Matteo Ricci. «Un risultato storico, impensabile» esulta il sindaco uscente di Pesaro, coordinatore dei primi cittadini dem, neoeletto al Parlamento europeo.

A Strasburgo arriva per direttissima. Nella sua squadra, il Pd, è terzo dietro all’ex governatore del Lazio Nicola Zingaretti e al primo cittadino di Firenze Dario Nardella. Sul terreno di casa doppia Carlo Ciccioli, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, primo partito delle Marche e d’Italia.

«Parte la riscossa: in Europa, dove passano gran parte dei nostri destini; a Palazzo Raffaello, dove il centrodestra governa, perché solo qui, nel nostro territorio, sono arrivate 52mila preferenze».

È il perimetro, largo, della controffensiva?

«Sì. Stanno arrivando i dati di Andrea Biancani, che vincerà la sfida per indossare la mia fascia tricolore largamente sopra il 60%. È un “uno-due” micidiale».

Un trionfo in rapida successione.

«Il risultato di Pesaro, al primo turno, con questo vantaggio, e le elezioni centrate per il parlamento europeo sono un bel messaggio politico per ripartire nelle Marche, ne avevamo bisogno. Un avviso di sfratto alla giunta regionale. La destra è ancora forte, però questi successi aprono scenari nuovi».

Traduca in fatti la soddisfazione.

«Siamo una grande squadra, finché lavoriamo per i cittadini in maniera onesta, seria e senza litigare tra di noi, allargando la coalizione, come abbiamo fatto questa volta, scegliendo i candidati più forti, a Pesaro non ce n’è per nessuno».

Estenda la sua lezione.

«Mi hanno sempre detto che un buon dirigente si vede da come esce piuttosto che da come entra. Ci tenevo molto a lasciare tutto in ordine, e mi pare che stia andando per il verso giusto. In questi anni ho sempre parlato con le persone, ho cercato un legame di rispetto».

Un metodo che l’ha imposta ai vertici nazionali del Partito democratico. Ha fatto il pieno di voti anche nel Lazio.

«In tanti non ci credevano, affermavano che sarebbe stato come scalare l'Everest, poi qualche giorno prima delle elezioni mi sono reso conto che ero arrivato alla cima. Ce l’abbiamo fatta. È la missione più difficile, faticosa e complicata mai affrontata, ma ho avuto dei collaboratori straordinari e tanti sostenitori. Voglio ringraziare ognuno di loro».

Sfuma o ribadisce la sua ambizione di proporsi come candidato governatore nel 2025?

«Questa volta non dribblerei, farei una rabona. C’è da festeggiare le europee, poi le comunali. C’è già molta carne al fuoco».

Con quale bagaglio si presenterà all’ombra della bandiera a 12 stelle, dorate, su fondo blu?

«Con la concretezza degli amministratori locali, che si devono misurare con i problemi dei cittadini e dare risposte. Rappresenterò la provincia, l’Italia centrale, la cerniera che tiene unito il Paese e che rischia di più con l’autonomia differenziata; la sua gente. Sono uno di loro».

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