Stop allo sciopero delle marinerie per il caro-gasolio, si torna a pescare ma i nodi restano

La protesta della marineria al porto di Ancona
La protesta della marineria al porto di Ancona
di Martina Marinangeli
4 Minuti di Lettura
Venerdì 3 Giugno 2022, 02:05

ANCONA - Cambio di passo nella protesta dei pescherecci. Lo sciopero, che si preannunciava ad oltranza viene messo in stand by. Ieri, in un summit in videoconferenza delle maggiori marinerie dell’Adriatico, è stato deciso di tornare in mare e riprendere le attività dopo uno stop di 10 giorni. Le imbarcazioni della grande pesca prenderanno infatti il largo domenica notte e resteranno in mare aperto fino alla giornata di martedì compresa. Poi venerdì 10 giugno, nel corso di una nuova assemblea, si farà un bilancio e si deciderà con quali iniziative proseguire.

Perché, se è vero che le imbarcazioni provano a tornare operative, anche per non bloccare l’intera filiera, i nodi che hanno messo in ginocchio il settore non sono stati sciolti. In primis, il rincaro sul prezzo del gasolio, schizzato alle stelle, rendendo di fatto insostenibile economicamente pescare.


Le posizioni
«Abbiamo deciso di tornare in mare per due giorni, anche se siamo ben consapevoli che lo faremo in perdita - il commento amaro di Apollinare Lazzari, presidente dell’associazione produttori pesca di Ancona -. Ma ci proviamo lo stesso per non bloccare l’intera filiera: ormai anche i ristoranti non hanno pesce e sono in difficoltà. Però i problemi restano tutti e sappiamo che non avremo un guadagno da questa ripresa delle attività». Neanche i 20 milioni di euro messi a disposizione del settore dal governo, con un decreto pubblicato il 27 maggio, sono sufficienti. Ed il bando da 500 mila euro previsto dalla Regione per le attività ittiche in difficoltà viene visto come una goccia nel mare. «Il problema è che non sappiamo quando queste risorse arriveranno, quindi durante le nostre assemblee neanche ne parliamo perché non sono queste le misure di cui abbiamo bisogno - osserva Lazzari -. L’unica soluzione è mettere un tetto al prezzo del gasolio». Su questo, però, il governo non ha ancora preso provvedimenti. «Mercoledì a Roma - mira ad alzo zero Giuseppe Pallesca, presidente cooperative Pescatori Progresso San Benedetto - abbiamo capito che tentare di avere un dialogo con il Governo equivale ad andare contro un muro. Roma non si muoverà anche se restiamo fermi, e a questo punto è inutile andare avanti con questa protesta. La nostra marineria lo aveva proposto fin dall’inizio: uscire meno per cercare di vendere meglio e garantire gli stipendi agli imbarcati».


Il precedente
La marineria sambenedettese, infatti, si era sfilata dallo sciopero quando, lo scorso 23 maggio, ha avuto inizio, ma nel momento in cui le imbarcazioni stavano per uscire in mare, è arrivata nello scalo una delegazione di circa 150 pescatori dalle altre marinerie marchigiane e da quelle abruzzesi, per convincerli ad aderire. Dopo alcuni momenti di tensione, che hanno richiesto anche l’intervento delle forze dell’ordine, San Benedetto ha optato per fare marcia indietro e si è unita al fronte compatto dello sciopero. Ora però, dopo due settimane di fermo, le posizioni si stanno rimodulando. La linea pasionaria dello sciopero ad oltranza sta mostrando le prime crepe, anche se non è detto che, dopo questo tentativo di riprendere a pescare per due giorni la settimana, non ci si renda conto che tirare i remi in barca è più conveniente. Il contraccolpo della protesta dei pescatori si è fatta sentire anche sulle tavole, con i ristoranti in difficoltà che stanno cercando di sopperire in altro modo alla mancanza di prodotto nostrano. «Il pesce della zona, usato per la grigliata mista dell’Adriatico e la frittura di paranza, costituisce il 40% circa del nostro menù - fa sapere Marco Calvaresi, titolare del ristorante Il Pescatore di San Benedetto -, ma stiamo orientando l’offerta su prodotti d’importazione. Il pesce abbattuto poteva andare bene i primi due o tre giorni di sciopero, ma ora non è più sostenibile».

© RIPRODUZIONE RISERVATA