Acquaroli, Ricci, Mancinelli, il Pd, il ct Mancini, i Cinquestelle, la sanità: Ceriscioli non lascia fuori nessuno. Ecco cosa pensa (e dice)

Venerdì 13 Agosto 2021 di Andrea Taffi
Luca Ceriscioli, ex governatore delle Marche

L’ex governatore delle Marche, Luca Ceriscioli risponde da casa alle 19.30 appena rientrato «dalle ferie nel profondo Nord».

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Che idea si è fatto su 11 mesi di regione targata centrodestra?
«L’avevo detto nei primi tempi. È la ricetta populista con i suoi pro: accarezzando il pelo per il verso crea poche contraddizioni, ci si accorge relativamente della qualità di governo. Ma nella sostanza è un modo di governare senza progetto».
Facciamo qualche esempio.
«Il masterplan degli ospedali per il 90% è un raccogliticcio di quello che era stato finanziato in questi anni. Ma tu lanci il masterplan sugli investimenti senza dire cosa vuoi fare della sanità? Il mondo alla rovescia. Normalmente direi cosa voglio fare e poi declino gli investimenti necessari».
Vada avanti, cos’altro vede?
«L’altro limite è legato al piano nazionale del post Covid tutto orientato sulla sanità del territorio. Lì si vedono nuovamente le carenze, tu dovresti spingere a mille sulla sanità territoriale ma se non hai idea di cosa sia, spingi zero. E loro sono nel terrore». 
Certo le opposizioni non è che abbiano eretto tutta questa linea Maginot.
«Ma tutta l’opposizione è in mano al Pd, visto che M5S è la quinta colonna della maggioranza. Sono la maggioranza che agisce dall’opposizione. Una cosa mai vista: sposano tutte le tesi del centrodestra, votano tutto con loro. Gli danno anche consigli per non cadere nelle trappole del Pd. Ho letto un post della Ruggeri proprio su questo, pazzesco. Quindi tutto l’onere è sul Pd e il Pd deve ritrovarsi malgrado la buona volontà dei consiglieri regionali. È proprio il supporto del partito che fatica a farsi sentire».
Definisca «il supporto del partito».
«Sì, quella voce che esce dal palazzo e fa da amplificatore, motiva, mostra limiti e contraddizioni. Questa cosa che hanno fatto ad personam per il segretario generale Becchetti grida vendetta agli dei con tanto di retroattività degli eventuali errori fatti».
Non volevamo arrivare così presto a parlare del Pd allo stato gassoso ma lo ha tirato in ballo lei.
«Come si esce? Vedo ormai che tutti vanno verso il congresso. Tentativi per risolvere prima non ne ho visti. Ma siamo in una fase critica per il Covid, può finire in crisi anche la volontà di fare il congresso in presenza».
Pensa ancora orientato a candidarsi alla segreteria?
«La cosa si è talmente rarefatta che faccio fatico a vedere nel mio futuro. E sono finito con un piede del pantano. In compenso c’è la stagione delle feste, per dare ossigeno al dibattito spero anche in questo da qui a ottobre».
E Ceriscioli cosa farà da grande?
«Intanto si è fatto un’estate come non ne faceva forse da 25 anni. Poi il mio contributo lo do sempre: la consulta, le riunioni».
Con la riforma dei collegi elettorali e il vento che tira contro non ci sono tanti posti per lei, Ricci e la Mancinelli in proiezione Roma. Così tanto per non fare nomi.
«Io rovescerei la questione. La priorità è ridare vitalità alla politica. Quando il confronto si sposta dal nulla dei personalismi ai contributi di idee chi ha il filo tesse».
A proposito di personalismi: come vanno i contatti con Ricci?
«Ci siamo incontrati in una riunione, lui è andato via prima per impegni».
Siamo a carissimo amico, quindi.
«Credo abbia molte cose da fare, è oggettivo».
Un colpo di telefono, no eh?
«Mi accontento di un sano confronto negli organismi».
Fa bene a mettere i paletti sull’ospedale Ricci?
«Assolutamente sì. A parte che non si è capito il progetto alternativo. Spero che quello che ha detto lo abbia condiviso con Acquaroli. Per carità, è importante che rimanga l’azienda, il percorso difficile è stato fatto per fare l’azienda unica, restava di mettere tutti in un’unica casa. Così rimaniamo un po’ qui e un po’ là per accontentare le promesse fatte a Fano». 
Cosa ascrive a merito di Acquaroli?
«Mancini testimonial delle Marche. Ha funzionato».
Hanno riaperto il dibattito per la terza corsia Sud della A14.
«Ma è un merito dei Cinque Stelle: passando la governance in Autostrade dai Benetton a Cassa Depositi e Prestiti si sono viste fare delle cose che Autostrade sotto i Benetton non avrebbe mai fatto. Comunque, certo, è positivo. Sul resto farà, è fortunato: ha tanti soldi a disposizione».
Ma l’ospedale di Pesaro non lo vedremo neanche nei prossimi quattro anni.
«No. Stando così le cose, il primo problema è che si resta in due case distinte. E il secondo è che perdi una marea di tempo».
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Ultimo aggiornamento: 16:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA