L'ex senatore Casoli: «Ora non abbiamo più alibi, mi aspetto due sottosegretari marchigiani»

L'ex senatore Casoli: «Ora non abbiamo più alibi, mi aspetto due sottosegretari marchigiani»
L'ex senatore Casoli: «Ora non abbiamo più alibi, mi aspetto due sottosegretari marchigiani»
di Maria Cristina Benedetti
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Mercoledì 28 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 17:41

Sulla direttrice istituzionale che lega strette Roma e Ancona, Francesco Casoli scioglie le riserve. «Non abbiamo più alibi». L’ex senatore di Forza Italia e, con la sua Elica, leader mondiale nella produzione di cappe aspiranti esclama: «Finalmente si governa».
Il cambio di passo è netto. Nessun timore per la sterzata decisa a destra? 
«Non importa se il gatto è bianco o nero, l’importante è che acchiappi i topi: la famosa frase di Deng Xiaoping, padre dell’apertura cinese al mercato, ben si adatta a questo nostro momento storico».

 
Definisca i topi. 
«Sono gli obiettivi: da perseguire, da catturare. In questo caso è: prendere le decisioni. L’Italia ha bisogno di maggiore chiarezza. Per troppo tempo siamo stati in balia dei piccoli interessi di parte».

Tracci il perimetro.
«Fatto. Entro il contorno ci metto i vari esecutivi-ammucchiata, verde-giallo, giallo-rosso, e tutta la debolezza politica che abbiamo avuto nella scorsa legislatura. Avevano tutti un elettorato da accontentare. Agli italiani questo metodo ha fatto solo tanto, tanto male». 
Per le Marche il tasso di sofferenza è stato lo stesso?
«Abbiamo vissuto per un lunghissimo tempo a guida centrosinistra. Negli ultimi due anni il governo regionale di centrodestra si è trovato a fare i conti con un livello centrale, di larghe intese, non proprio in linea. Peccato che le ragioni dell’economia e le strategie non sono mai locali, ma devono essere concertate con le istituzioni nazionali. Da soli non si va da nessuna parte».
Le infrastrutture insegnano.
«Non vanno verso est, ovest, nord o sud; non sono le nostre piccole tratte. Vanno collocate nel sistema-Italia. Altrimenti si rimane con il cerino in mano, com’è accaduto».
Tre assessori regionali in partenza per la Capitale. Destinazione: Parlamento. Grande occasione o rischio di perdere tasselli essenziali?
«Provo un sentimento contrastante».
Partiamo dalla sfumatura positiva.

«I neoparlamentari che da Palazzo Raffaello traslocheranno a Roma li conosco molto bene. A Mirco Carloni mi lega un rapporto personale che viene da lontano; Giorgia Latini è di Fabriano, proprio come me, la frequento da quand’era bambina. Con Guido Castelli ho affrontato tante campagne elettorali. Ne sono certo: faranno molto bene per il territorio. Il loro ruolo avrà maggiore impulso in virtù del buon esito elettorale della coalizione. Qui la spinta è anche più forte poiché abbiamo ottenuto un risultato migliore rispetto al dato nazionale. Mi aspetto molto».
Quanto? 
«Almeno uno o due sottosegretari: spero di ricevere una bella sorpresa, come quella ottenuta con i Cavalieri del lavoro. Nell’ultima tornata il numero era consistente, almeno cinque. Il segno che le Marche contano, iniziano a vedersi. Lo stesso spero che accada con gli incarichi di governo. Lo sa qual è il paradosso?».
Qual è? 
«Con la riduzione del numero dei parlamentari, chi ora va a Roma ha più chance. Meno rappresentati, ma stessi posti da viceministro e nelle commissioni. Sarà più agevole far emergere il proprio valore». 
Il lato negativo?
«Perdiamo tre assessori di valore. Hanno dimostrato di lavorare pancia a terra per la comunità».
Non vale, per lei, il principio dei vasi comunicanti: non si raggiunge lo stesso livello originando un’unica superficie equipotenziale? 
«No, tocca ricominciare, riallacciare i collegamenti».
Ma questa volta sotto lo stesso segno.
«E qui torniamo nel quadrante dei vantaggi. Tra il nostro presidente di Regione e il futuro premier c’è un ottimo rapporto. Non nascondiamoci dietro stupide dietrologie. È un’opportunità. Vorrei ricordare che Acquaroli ha di fronte a sé sfide importanti: ospedali, terze corsie autostradali, raddoppi e arretramenti ferroviari. La Regione deve fare, e ora può agire con più forza».
Abbiamo imboccato la corsia preferenziale? 
«Lo ripeto, la Meloni ha vinto con chiarezza e questo elemento dà alle Marche una possibilità in più. Non abbiamo più alibi».
Mi perdoni, ha detto abbiamo?
«Lo scandisco: non-abbiamo-più-alibi. Ognuno di noi, ogni cittadino».
Non la preoccupa che possano essere intaccati diritti acquisiti? 
«Vale il vedi-sopra: ognuno di noi, ogni cittadino ha il diritto/dovere di vegliare, monitorare e, nel caso, di confrontarsi. Ribadisco: basta con gli alibi».
 

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