La nuova economia delle nostre foreste: ora il valore cresce. Nelle Marche negli ultimi 170 anni sono cresciute del 300%

Il bosco di Tecchie una delle meraviglie arboree delle Marche
Il bosco di Tecchie una delle meraviglie arboree delle Marche
di Véronique Angeletti
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Giovedì 2 Giugno 2022, 04:50

ANCONA - Non ci sono più i boschi di una volta. Se si confrontano le foreste censite nel 1847 nelle Marche con il terzo inventario nazionale dei carabinieri forestali del 2016, risulta che in quasi 170 anni sono cresciute del 300%. Un patrimonio grande 313.081 ettari che, tuttavia, non ha le quotazioni che si meriterebbe.

Il valore del bosco
«Un ettaro di terreno incolto produttivo - osserva il professore di Scienze forestali e ambientali dell’Università Politecnica delle Marche Carlo Urbinati - è stimato tra 5 e 6mila euro. Può valere di più di un ettaro di bosco ceduo (bosco tagliato periodicamente per la legna ndr) quotato da 2 a 5mila euro o a volte di un ettaro di bosco d’alto fusto (quando il rinnovo del bosco proviene dalla germinazione del seme, ndr) che ha un prezzo tra 5 e 10mila euro. Questo perché la legna è usata per produrre energia e non per usi più nobili come per l’edilizia ed anche perché spesso i boschi sono difficili da raggiungere». Di fatto, 7 alberi su 10 si trovano sopra i mille metri e, quindi, il 93% dei boschi nei territori e le aree protette delle Unioni Montane. Emblematico il caso del Consorzio Forestale Monte Nerone. Nasce dalla collaborazione delle Università agrarie di Serravalle di Carda (Apecchio) e di Pieia (Cagli), circa 110 condomini. Gestisce quasi 2mila ettari in gran parte in aree Sic e Zps. «Mentre l’affitto dei pascoli procura un reddito annuale di 36 mila euro - commenta il presidente Gabriele Pazzaglia - per la legna puntavamo al teleriscaldamento del paese non metanizzato (800 m slm). Ma, per gli analisti, risultava che avremmo troppo disboscato come se noi che, da secoli, gestiamo il monte volessimo farci da soli del male». Limitazioni colturali e una gestione impostata per la tutela della biodiversità che portano il Consorzio ad essere al centro del progetto Psr “BioseiForte” finanziato dalla regione (364mila euro) del professore Urbinati con Fondazione Medit Silva, Federforeste e Impresa Verde Marche. Lo scopo è individuare i principali servizi ecosistemici presenti, i beneficiari (agricoltori, residenti, visitatori) e quantificare i pagamenti per i servizi ecosistemici. Ossia quanto valgono le funzioni come purificatori d’aria, d’acqua, mitigatori delle alluvioni, come scrigno di funghi, di semi, fonte di turismo e di benessere. Insomma, sul Nerone sta nascendo il listino prezzo della multifunzionalità dei boschi marchigiani.


Invecchiare
Nell’habitat boschivo del Fabrianese invece c’è il progetto “Silva” (550mila euro di cui 415mila della Fondazione Cariverona per “innescare cambiamenti ambientali, socioculturali ed economici”. Un’innovazione per l’Appennino. Consulente scientifico il prof. Andrea Catorci del Corso ambiente e gestione sostenibile delle risorse naturali dell’Università di Camerino. «Nelle Marche, solo il 15% dei boschi hanno superato i 150 anni. Il che si traduce con una povertà faunistica estrema. Ma se è vero che sono una risorsa per catturare la C02, è altrettanto vero che tagliarli ogni 20 anni rimette in circolazione l’anidride carbonica poiché il suolo è il vero depositario. Il nostro scopo - conclude - è dare al bosco una funzione che si adatti al Terzo Millennio. Nel nostro futuro, purtroppo, gli alberi non si riprodurranno con l’efficacia che conosciamo e non cresceranno come prima. Nelle aree sperimentali (tra cui i boschi della Comunanza Agraria delle Tre Parrocchie di Genga) invecchieremo il bosco al fine di implementare l’ecosistema e aumentare la sua capacità di resilienza».

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