Heidi vive a Capradosso, un angolo di Piceno dove ogni animale è chiamato per nome, pascola libero e dà formaggi eccellenti

Sabato 7 Agosto 2021 di Laura Ripani
I formaggi prodotti a Capradosso

ROTELLA - Nomen omen: l’antico detto latino sembra tagliato su misura per il piccolo borgo di Capradosso, Comune di Rotella in provincia di Ascoli Piceno, che già nel suo nome racchiude l’intero segreto della propria sussistenza: il pascolo delle capre che dà da vivere ai suoi abitanti. La frazioncina infatti è stata così nominata perché già anticamente dall’osservazione che i monaci benedettini avrebbero fatto della collina, ne avrebbero individuato una grande somiglianza con il dorso di una capra.

 

Ma a rendere veramente speciale questo angolo di Piceno protetto dal monte dell’Ascensione è l’opportunità di visitare un luogo incantato che non è sfuggito neppure a Cupido. Davide Fontana e Antonietta Angelini, infatti, hanno creato il micro caseificio Le Capre, è proprio grazie alla scintilla che li ha messi insieme.


La scelta
Davide, figlio di un industriale veneto trapiantato nella vallata del Tronto, ha fatto un po’ come Cincinnato ed ha conosciuto sua moglie proprio andando alla ricerca di un caprone per le sue caprette. Antonietta invece, era già una Heidi del centro Italia. La sua famiglia produceva in questo luogo da sempre prodotti caseari così che lei si potesse dedicare alla passione per il mezzofondo: ancora se la ricordano sulla pista di Ascoli battere i record e vincere gare anche all’estero.


L’opera
«Ma poi - dice - la necessità di proseguire l’opera dei miei genitori, l’amore e il duro lavoro hanno prevalso». E così ha continuato a correre, questa volta dietro alle sue caprette. È un piacere vedere questa bella coppia affiatata chiamare per nome i propri animali, affrontare ogni sorta di difficoltà, svegliarsi all’alba e coricarsi tardi per realizzare i propri prodotti, portarli in fiere e mercati (quello di Coldiretti, ad Ascoli, il mercoledì ad Acquaviva Picena e poi da Pane Antico, a San Benedetto, all’osteria Da Rita e in pochi altri luoghi).

«La nostra prima capretta si chiama Diana - Antonietta, una lunga tradizione alle spalle quella della sua famiglia - in onore della principessa...e poi c’è Rosina, una femminuccia grigia, che aveva una sorella gemella: ci ha sciolto il cuore perché è rimasta incinta troppo giovane e nel parto non ce l’ha fatta». Brutta fine rischiano invece di fare i maschietti. Perché uno basta e avanza per oltre 100 femmine e quelli che nascono in più difficilmente possono essere piazzati. 


Le baruffe
«Ma le caprette sanno essere anche molto cattive tra loro - scherza Antonietta, si picchiano, però sono curiose e se ne vanno con le persone docili». Questo è il periodo clou per i prodotti caseari di capra e Antonietta quasi si vergogna del fatto che debba sfruttarle per la sussistenza della sua famiglia: «Le nostre 63 caprette fanno più di 170 litri al giorno di latte, circa 8 litri a testa e tutto diventa formaggio».

Strepitosa la ricotta, a dir la verità, che poi sembra anche abbia un basso impatto come grasso saturo: «Le goccioline di lipidi sono più piccole e per questo l’organismo le smaltisce meglio» spiega Davide. Ma se la salute è tutto, ogni tanto vale la pena concedersi qualche golosità che fa bene anche allo spirito e certo i prodotti di Le Capre lo meritano.

Ultimo aggiornamento: 8 Agosto, 11:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA