Festività con il terrore lockdown. Acquaroli: «I continui cambi esasperano tutti, serve chiarezza». Due ipotesi sul tavolo, ecco cosa può succedere

Martedì 15 Dicembre 2020
Francesco Acquaroli

ANCONA -  Il “modello Merkel” applicato all’Italia. Dopo l’annuncio della cancelliera tedesca di un lockdown duro in Germania per il periodo natalizio, anche il governo italiano sta valutando una stretta per i giorni festivi e prefestivi. Ieri doppio confronto a Roma, con il Comitato tecnico scientifico ed i ministri Speranza (Salute) e Boccia (Affari regionali) schierati sulla linea rigorista, mentre altri membri dell’Esecutivo cercano una mediazione per un approccio più morbido.

 

 

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Previsto per oggi un nuovo incontro e, con ogni probabilità, la decisione verrà presa tra questa sera e domani, ma comunque nulla verrà ufficializzato prima di un vertice con le Regioni. Tuttavia, le prime indiscrezioni parlano di due ipotesi sul tavolo del governo Conte, che prevedono sfumature dall’arancione al rosso per tutto il Belpaese. Contestualmente, si valuta anche un allentamento del divieto di spostamenti tra piccoli Comuni, con tolleranza che andrebbe tra i 10 ed i 30 chilometri. Insomma, a meno di due settimane dalla diretta del premier per illustrare il Dpcm che avrebbe dovuto dettare la linea fino al 6 gennaio, importanti aggiustamenti sarebbero dietro l’angolo, complice anche la preoccupazione per gli assembramenti – quantomeno prevedibili – nelle vie dello shopping ed una curva dei contagi che piega troppo lentamente.

L’incubo terza ondata appare tanto concreto quanto devastante per gli ospedali già sotto pressione, ed il governo vuole correre ai ripari. Ma l’andamento schizofrenico delle decisioni sta creando il caos. «È difficile commentare l’ennesima indiscrezione – osserva il governatore Francesco Acquaroli in merito all’ipotesi del lockdown di Natale –. Ero rimasto a qualche ora fa, quando sembrava prefigurarsi un’eventualità opposta. Occorre chiarezza, questi continui e ripetitivi cambi di opinione e strategia stanno creando un clima esasperato e dannoso per tutti».

In attesa di un serrato confronto con i territori, l’Esecutivo nazionale starebbe valutando di rendere l’intera Italia zona arancione o rossa per le giornate festive e prefestive. La zona rossa si tradurrebbe in un vero e proprio lockdown come quello di primavera, con il divieto di spostamento dalla propria abitazione se non per comprovate esigenze di lavoro, salute o necessità. Bar, ristoranti e negozi dovrebbero tenere le saracinesche abbassate e l’unica flessibilità sarebbe prevista, a Natale, per partecipare alle funzioni religiose. Se invece la sfumatura scelta fosse quella arancione, resterebbe il divieto di uscire dal proprio Comune, ma ci si potrebbe muovere al suo interno, i negozi rimarrebbero aperti, ma bar e ristoranti andrebbero comunque incontro alla serrata. Ipotesi, questa, che porterebbero il discorso ristori su tutto un altro livello perché la stangata sarebbe davvero forte. E mentre da una parte si ragiona sulla stretta, dall’altra si pensa di allargare le maglie del blocco degli spostamenti tra piccoli Comuni. 
 


Lo stesso Cts, prima della stesura definitiva del Dpcm entrato in vigore il 4 dicembre, aveva sollecitato il governo a valutare una maggiore flessibilità per evitare disparità tra grandi centri e città di poche anime, ma nel decreto non era stata contemplata. Ora da Roma potrebbero aggiustare il tiro ma, anche in questo caso, il ventaglio di ipotesi si declina in un duello tra “rigoristi” ed “aperturisti”. Innanzitutto, si deve decidere se considerare piccoli Comuni quelli con meno di 5mila o di 10mila abitanti. Inoltre, va stabilito se la tolleranza per gli spostamenti sarà di 10 o 30 chilometri.

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