Pescatori e caro gasolio: «Per la prima volta non vediamo l'ora del fermo»

Pescatori e caro gasolio: «Per la prima volta non vediamo l'ora del fermo»
Pescatori e caro gasolio: «Per la prima volta non vediamo l'ora del fermo»
di Emidio Lattanzi
4 Minuti di Lettura
Giovedì 7 Luglio 2022, 01:45 - Ultimo aggiornamento: 17:26

SAN BENEDETTO - «Il fermo pesca? Per la prima volta non vediamo l’ora che arrivi». Giuseppe Pallesca, presidente della Cooperativa Pescatori Progresso e portavoce delle marinerie del compartimento che fa capo a San Benedetto del Tronto, probabilmente, fino a qualche mese fa, non avrebbe mai immaginato di poter proferire simili parole. 

Oggi invece? 
«Lo stop forzato delle attività di pesca, viene quasi visto come una liberazione da una situazione che va avanti da settimane e della quale non si vede la fine. Il caro gasolio sta costringendo tutte le marinerie marchigiane a navigare a vista e a sperare di poter raggiungere il prima possibile quella linea dell’orizzonte che, a metà agosto, vedrà la pesca fermarsi fino alla fine di settembre». 

Era un provvedimento odiato dai marittimi, ora somiglia a una sorta di manna dal cielo quindi? 
«Quest’anno lo stop alle attività durerà di più e questo, tutto sommato, è un bene perché ci sarà più tempo per sperare che le cose cambino in meglio». 

È così complicata la situazione?
«È disperata. Da Pesaro a San Benedetto il problema è comune. Non riusciamo a fare fronte alle spese. Il prezzo del gasolio ormai oscilla tra l’euro e dieci e l’euro e trenta e non riusciamo a permetterci le uscite in mare». 

Quando avete ripreso le attività, dopo lo sciopero, avete deciso tutti di limitare le uscite in mare a due alla settimana. È ancora così?
«Non potrebbe essere altrimenti. Quella dei due giorni lavorativi settimanali non rappresenta una forma di protesta, ma significa che non potremmo permetterci la terza uscita in Adriatico. Non riusciremmo a sostenere le spese per il carburante e siamo costretti a farne soltanto due anche perché da Roma non è arrivato un centesimo. Un aiuto, un contributo. Assolutamente nulla, neppure un euro, eppure le cartelle, gli F24 per i contributi, le tasse e quant’altro le dobbiamo comunque pagare rispettando le scadenze, così come gli stipendi per gli equipaggi imbarcati. E per reperire quei soldi dobbiamo uscire in mare e spaccare il centesimo. Non ci sono alternative». 

Con questo clima, prima del fermo biologico, i prezzi per il consumatore sono aumentati? 
«Per quanto riguarda il mercato del pesce al dettaglio no. Per noi sono aumentate le spese, ma sappiamo benissimo che non possiamo alzare i prezzi perché le persone non comprano. I prezzi sono rimasti quelli di prima anzi, per paradosso, a volte li dobbiamo abbassare ulteriormente sperando che vendendo in grande quantità riusciamo a ricavare il profitto necessario». 

Durante il fermo cosa cambierà per i consumatori? 
«Come sempre il pesce fresco di questa zona dell’Adriatico non sarà reperibile. Le barche saranno ferme. Ci sarà il pesce di importazione. Da Ancona verso Nord prenderà il via il 29 luglio fino all’11 settembre mentre sotto il capoluogo e per tutto il resto delle Marche le barche saranno ferme dal 16 agosto fino al 22 settembre. Questo significa che tra il 16 agosto e l’11 settembre il pesce di tutta la fascia adriatica, perlomeno quella di competenza italiana, non ci sarà».

C’è possibilità di rientrare con una situazione migliore? 
«Lo speriamo tutti. Dal Governo non arrivano buone notizie però. Anzi, non arrivano proprio. Dovevamo unirci agli allevatori, qualche giorno fa, per una protesta da mettere in piedi a Roma, ma la manifestazione è stata bloccata per motivi di sicurezza. È tutto figlio della situazione internazionale e nessuno è in grado di dire quando rientrerà nei ranghi. Soffriamo tutti e tutti facciamo i salti mortali per far quadrare i conti. Con il gasolio a queste cifre non so quanto si potrà andare avanti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA