Guinza, la galleria della strada che non c'è diventa un film: «Ma Mercatello non mollerà»

Venerdì 14 Agosto 2020 di Luigi Benelli
Guinza, la galleria della strada che non c'è diventa un film: «Ma Mercatello non mollerà»

MERCATELLO SUL METAURO - Quelle immagini raccolte per decenni in cassette Vhs, sono diventate un film sulla Guinza. Il supporto del nastro magnetico la dice lunga su quanto tempo sia passato dai primi lavori alla Fano-Grosseto a Mercatello sul Metauro.

LEGGI ANCHE:
Il Covid fa paura, la polizia alza la guardia, iI party in spiaggia sono sotto sorveglianza

Oggi a Milano i funerali di Gianluca Moscardelli: «Era guarito dal Covid, ma le conseguenze sono state devastanti»

A raccontare la storia dell’incompiuta ci ha pensato la Icoflash, una associazione che si occupa da quasi quarant’anni di documentare tutto quello che succede nel paesino della provincia di Pesaro. Lo ha fatto con un filmato proiettato in piazza centrale lo scorso 31 luglio “La via della Guinza”. 
 
Un argomento molto sentito tanto che, con i dovuti distanziamenti, si è registrato il pienone. Lino Michele Balducci è il cameramen e il montatore, l’occhio storico della cittadella ultimo baluardo prima dell’Umbria. «L’associazione è nata nel lontano 1982 con l’obiettivo di registrare tutto quello che accadeva nella nostra comunità e quello della galleria della Guinza è stato per noi non solo un grande evento, ma una enorme prospettiva sullo sviluppo del paese. Ho ripreso il brindisi dell’inizio dei lavori il 1 novembre del 1990. Eravamo tutti entusiasti, c’era il ministro Prandini, gli amministratori locali». Trent’anni dopo quel brindisi non è stato affatto ben augurante perché Balducci sottolinea che «durante tutti questi anni abbiamo ripreso tutte le fasi, i cantieri, gli stop. Tra i più significativi il momento dell’abbattimento del diaframma. Ci fu un altro brindisi: era il 7 aprile del 2003. Ora la galleria era interamente aperta e collegava Mercatello a San Giustino». Furono 350 mila i metri cubi di materiale inerte stoccato in discarica, ma dopo 13 anni ancora zero le auto passate nel traforo. 
Una delusione dietro l’altra
«Sembrava potesse prendere forma, ma ancora una volta ci eravamo illusi. All’inizio c’era l’entusiasmo, ogni giorno c’era gente curiosa a seguire i lavori. Poi i fallimenti e gli abbandoni ci hanno fatto perdere la fiducia, oggi siamo avviliti. Così dopo tutti questi anni abbiamo deciso di mettere mano all’archivio – continua Baldinucci – abbiamo quindi trasferito le immagini dalle cassette Vhs in digitale e si è iniziato a fare un montaggio con un testo dell’allora sindaco Alfiero Marchetti. È una sintesi di questi decenni, su questa grande incompiuta. Vogliamo mantenere alta l’attenzione, di qui la proiezione in piazza del video. C’era tanta gente, compresi diversi politici. Ma si sa, siamo in tempo di elezioni ed è stata una passerella con le solite promesse di finire la strada». Dal 1990 a oggi Mercatello sul Metauro e tutta la vallata sono cambiate profondamente. 
La galleria chiusa con i lucchetti
«Vedere la galleria chiusa con lucchetti, una strada che porta nel nulla è molto frustrante. È stato stravolto il paesaggio inutilmente. Il paese si è impoverito di persone e di attività, siamo rimasti indietro, siamo isolati: era importante per noi questa strada. Avrebbe portato un grande sviluppo il collegamento con l’Umbria. Ora siamo distanti da tutto. Qui vivevano 1500 persone, ora sono calate a 1200. Mentre nella vicina Lunano lo sviluppo industriale ha portato i residenti da 800 a 1500 in questi anni. La viabilità della Guinza ci farebbe rinascere, ci consentirebbe nuovi sbocchi». Già, perché le nuove generazioni si trovano già di fronte a un bivio. «Nel momento di cercare lavoro i nostri ragazzi sono in difficoltà. Avessero una opportunità anche di dialogare con Città di Castello, tutto sarebbe più facile».
Il decreto Italia Veloce
Il decreto Italia Veloce inserisce la Guinza tra le priorità, ma l’associazione sottolinea: «Abbiamo sentito questa frase troppe volte, non vogliamo illuderci». Del resto il filmato termina con questa chiosa. «Le speranze sembrano essere al lumicino. Osservando il tunnel, si vede un piccolo cerchio illuminato dal sole, un tempo considerato una luce di vitalità che proveniva dal lato umbro. Solo quella luce è rimasta lì e non si è ancora spenta».

© RIPRODUZIONE RISERVATA