Centrodestra, finita la luna di miele. L’arretramento nelle grandi città consegna al governo delle Marche l’urgenza di un cambio di passo

Martedì 5 Ottobre 2021 di Andrea Taffi
Centrodestra, finita la luna di miele. L arretramento nelle grandi città consegna al governo delle Marche l urgenza di un cambio di passo

ANCONA - Cambia poco, sulla carta. Nella pratica, invece, è arrivata la sveglia. Con soli 180mila marchigiani alle urne, il centrodestra che a livello nazionale ha salvato lo scalpo a Roma e Torino conquistando il ballottaggio (ma perso male a Milano, Bologna e Napoli) non dovrebbe preoccuparsi delle Marche. Invece la politica dei rametti spezzati, quella che fiuta le tempeste dai cambi di vento impone la necessità di allestire una dimensione diversa alla squadra capitanata dal governatore Acquaroli

 
L’esame di coscienza
L’esame di coscienza, in realtà, è già partito da qualche settimana e converge proprio sullo stesso punto di caduta che caratterizza le Amministrative 2021. Per quanto 13 mesi fa si sia entrati a palazzo Raffaello in scioltezza, nelle Marche è matura la consapevolezza che si debba materializzare un orizzonte più pratico della narrazione del grande cambiamento. Gli ingranaggi, del resto, stanno girando e adesso è davvero questione di tempo. Però il tempo della luna di miele è scaduto, almeno relativamente ai dossier che da tempo sono sul tavolo della giunta: sul piatto della bilancia serve qualcosa di più pesante del Festival dei borghi. 


La versione molto vicina
Ieri il Corriere Adriatico ha fornito una versione molto vicina a quella finale che rimetterà a posto tutta la macchina organizzativa. E qui siamo nell’ordine dei dieci giorni al massimo. Sei settimane, invece, comprendendo anche l’interpello del servizio Personale per valutare risorse interne e la nomina finale dei sei nuovi capi dipartimento. Tenendo a mente che entro fine anno i dipendenti di Palazzo Raffaello sono chiamati a rientrare dallo smart working. Nel frattempo, si spera, altre due questioni delicate dovrebbero prendere il verso giusto, quello della concretezza: entro due settimane si attendono la nomina del direttore generale della Ars, il vertice programmatorio della sanità regionale, e soprattutto il nuovo presidente dell’Autorità di Sistema portuale. Le due designazioni sono chiamate a cascata a suscitare ulteriori scatti: fatta la Ars (e con il nome del nuovo capodipartimento della Sanità in itinere) in linea teorica si dovrebbe mettere mano ai manager delle aziende sanitarie. 


Il piano socio sanitario
E con le consultazioni del piano sociosanitario arrivate a Fermo si potrebbe anche capire, sempre concretamente nel giro di poco tempo, cosa contempli l’idea di sanità sul territorio della Regione di Acquaroli. Ovvero la sfida più grande che si possa immaginare nel delicatissimo tempo in cui si spera anche di firmare la tregua definitiva con il Covid. La nomina del porto, invece, deve avviare l’iter parlamentare che contempla le audizioni per il nuovo presidente e il voto delle commissioni Trasporti delle due Camere. Passaggi non scontati come insegna il caso-Africano. Quando il nuovo presidente della Adsp entrerà in possesso di Molo Santa Maria sarà passato più di un anno dalla scadenza di Giampieri. E di lì a poco ci sarà la scelta del segretario che sin da ora ha sollevato un vespaio di polemiche. 


Le dinamiche interne
Poi ci sarebbe anche un tema politico emerso a livello nazionale e solo affiorato nelle Marche: se è vero che a San Benedetto Fratelli d’Italia ha riscosso un ottimo risultato e così anche a Castelfidardo (per non dire di Mondolfo), lo schema del centrodestra a trazione paritetica Fratelli d’Italia-Lega potrebbe creare contrapposizioni più spigolose nella maggioranza di Acquaroli. Un tema scivolosissimo di cui forse bisognerà riparlare oggi, voti di lista alla mano.

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Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 08:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA