Spaccatura ormai insanabile nel Pd delle Marche: per la segreteria la palla passa alla direzione

Giovedì 8 Ottobre 2020 di Martina Marinangeli
Spaccatura ormai insanabile nel Pd delle Marche: per la segreteria la palla passa alla direzione

ANCONA - Il segretario sulla poltrona che scotta. Il Partito democratico a pezzi dopo le tre batoste elettorali inanellate in Regione e nei comuni di Macerata e Senigallia prova a rialzarsi, e ieri il numero uno dei dem marchigiani Giovanni Gostoli ha proposto due opzioni alla segreteria regionale.

 

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Quella di una costituente che apra una fase di analisi sulla pesante perdita dei consensi, con l’obiettivo di traghettare il partito verso una fase congressuale che non sia solo una devastante resa dei conti; oppure rimettere tutto nelle mani dell’assemblea regionale, da riunire entro 20 giorni, per poi andare subito a congresso (l’ipotesi, prevista dallo statuto, di scegliere il nuovo segretario all’interno dell’assemblea appare impraticabile).

 

L’impasse
La decisione spetterà alla direzione - non ancora convocata, ma prevista per la prossima settimana – alla quale la segreteria tutta si presenterà dimissionaria. Tradotto: i dem dovranno scegliere se permettere a Gostoli di accompagnare il partito al nuovo congresso, oppure chiederne la testa subito, dando così un segno di discontinuità immediato. Una fase a dir poco delicata, inasprita dalla richiesta di alcuni big del partito – tra cui Antonio Mastrovincenzo ed Irene Manzi – di un commissariamento da Roma per fare tabula rasa dei vertici regionali e provinciali.
La situazione
Una divaricazione che sta dilaniando un Pd uscito distrutto dalla competizione elettorale. Alla direzione spetterà il ruolo di fare sintesi tra le varie posizioni, provando a ricompattare i dem che già prima dell’avvio della campagna elettorale avevano vissuto una mezza guerra civile tra maggioranza ceriscioliana e minoranza guidata dal trittico dei sindaci Matteo Ricci, Valeria Mancinelli e Romano Carancini. Lacerazione sanata momentaneamente con la convergenza sul nome di Maurizio Mangialardi quale candidato governatore, ma tornata a sanguinare dopo la debacle alle urne. Non le migliori condizioni per affrontare l’ora più buia di un partito che non era mai stato all’opposizione nelle Marche e che dovrà rinnovarsi completamente per arginare la diaspora di voti avuta negli ultimi anni. Il capogruppo consiliare in pectore Mangialardi invita alla calma e fa sapere che condivide l’idea di Gostoli di una fase costituente e congressuale senza commissariamento, così come la presidente dell’assemblea Silvana Amati, ma la richiesta di un cambio di rotta radicale ed immediato è pressante ed arriva da più parti. In direzione, l’attuale segretario si troverà di fronte anche diversi esponenti del partito che non hanno condiviso in pieno il suo operato nei 20 mesi in cui è stato in carica e potrebbero chiedere di voltare subito pagina con un congresso da convocare il prima possibile. Certo è che aprire una fase congressuale in queste condizioni, con i dem che vanno in ordine sparso ancora storditi dal disastroso risultato elettorale, rischia di spaccare ulteriormente il gruppo, magari perdendo anche qualche pezzo per strada. Ma d’altro canto, temporeggiare può essere letto all’esterno come una mancata comprensione della richiesta di cambiamento arrivata da un elettorato ormai disilluso e sfiduciato. 
Cosa accadrà
Una partita non semplice, anche perché il dopo-Gostoli caratterizzerà il new deal del Pd versione partito di minoranza che cerca di riguadagnarsi la leadership della regione, e dovrà farlo su basi molto solide, non su precari equilibri tra correnti interne che si odiano e si combattono tra loro. L’idea della costituente perorata da Gostoli avrebbe proprio questo scopo: mettere tutti insieme a ragionare sulle cause di una sconfitta tanto pesante, tirare una riga e ripartire da idee e valori condivisi, ma c’è chi sottolinea un vizio nel metodo. 

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